Streaming Live -Consiglio di Stato, Seminario “60 anni dopo i Trattati di Roma. I diritti ed i valori fondamentali nel dialogo tra la Corte di giustizia e le Corti supreme italiane”,














Intervento del Presidente Frattini al Consiglio di Stato
Seminario “60 anni dopo i Trattati di Roma. I diritti ed i valori fondamentali nel dialogo tra la Corte di giustizia e le Corti supreme italiane”

26 maggio 2017, ore 9.30
https://iframe.dacast.com/b/85240/c/432189

website: https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/index.html


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Conferenza Internazionale: Insieme nella testimonianza fino al martirio Cattolici e Ortodossi e le sfide del XXI secolo

Insieme nella testimonianza fino al martirio
Cattolici e Ortodossi e le sfide del XXI secolo 
24 maggio 2017 – ore 9,30 presso la Pontificia Accademia di Scienze Sociali Casina Pio IV 
– Città del Vaticano 

Programma 
Ore 9,30 – Saluti
S.E. Rev.ma Marcelo Sánchez Sorondo – Cancelliere Pontificia Accademia di Scienze Sociali 
P. Bernard Ardura – Presidente Pontificio Comitato di Scienze Storiche 
Cosimo M. Ferri– Sottosegretario di Stato - Ministero della Giustizia 

Ore 10,00 – I Sessione 
S.Em. Rev.ma Kurt Koch – Presidente Pont. Cons. per la Promozione dell’Unità dei Cristiani Aleksandr A. Avdeev – Ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede Natalija 
A. Naročnizkaja – Presidente Istituto della democrazia e della cooperazione 


Pausa 

S.E. Rev.ma Josif Tobij – Arcivescovo di Aleppo 
Michajl E. Švydkoj – Delegato del Presidente della Federazione Russa per la cooperazione culturale internazionale 
John Laughland – Direttore Istituto della democrazia e della cooperazione 

Ore 12,30 – Dibattito 

Ore 14,30 – II Sessione 
Franco Frattini – Presidente Istituto di Studi Eurasiatici 
Amvrosij Matsegora – Rettore chiesa S. Caterina d’Alessandria (Patriarcato di Mosca) 
Ralph Weimann – Professore Pontificia Università San Tommaso d’Aquino 
Vladimir V. Grigor’ev – Vicedirettore Rospechat 
Markus Graulich – Sottosegretario Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi 

Ore 15,45 – Dibattito 
Conclusioni 
S.Em. Rev.ma Gerhard Müller – Prefetto Congregazione per la Dottrina della Fede 

Modera Andrea Giannotti - Direttore Istituto di Studi Eurasiatici

25.5.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Frattini ad Agenzia Nova: Yemen- Italia confermano amicizia attraverso la formazione di diplomatici

Yemen: Frattini (SIOI), Italia conferma amicizia attraverso la formazione di diplomatici 

Roma, 17 mag 17:58 - (Agenzia Nova) - L’Italia si impegna per una soluzione della guerra in Yemen. Oltre all’aiuto umanitario per le popolazioni colpite dalla guerra civile, prosegue in questi giorni a Roma il programma di formazione dei diplomatici del paese arabo, iniziativa che potrebbe influire sul processo di riconciliazione tra il governo legittimo del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e la coalizione ribelle formata dai miliziani sciiti Houthi e dai militari fedeli all’ex capo dello Stato Ali Abdullah Saleh. Organizzato da Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi) e dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, il programma è giunto alla sua quinta edizione. Al master in geopolitica e relazioni internazionali di quest’anno, che si concluderà il prossimo 20 maggio, partecipano 11 diplomatici yemeniti impiegati in rappresentanze del paese all’estero e in organizzazioni internazionale come le Nazioni Unite. 

“La formazione dei diplomatici yemeniti si rivolge a un paese nei confronti del quale l’Italia ha sempre mostrato attenzione ed amicizia”, afferma ad “Agenzia Nova” Franco Frattini, presidente della Sioi. L'iniziativa mira a favorire una più stretta cooperazione bilaterale e contribuire alla formazione del personale diplomatico fornendo un adeguato know-how e promuovendo “core sectors” legati ai livelli istituzionali in materia di relazioni internazionali. 

L’ex ministro e commissario europeo Frattini osserva che nel gennaio 2010 l’Italia insieme al Regno Unito ha lanciato il gruppo “Amici dello Yemen” che intendeva attirare “l’attenzione della comunità internazionale proprio su un paese chiave per la sicurezza dell’area del Golfo in grande crisi”. Infatti, secondo Frattini, già allora lo Yemen era l’unico paese della regione senza risorse petrolifere e con un enorme flusso di centinaia di migliaia di rifugiati provenienti dal Corno d’Africa. “L’attenzione per i diplomatici yemeniti che non provengono da Sana’a, dove le forze del colpo di stato hanno occupato la capitale, ma che servono in altri paesi sotto la bandiera del governo yemenita, ci è sembrato un ennesimo segno di amicizia”, sottolinea il presidente della Sioi. 

Nel colloquio con “Nova”, Frattini ricorda le fasi della storia recente yemenita che hanno portato alla situazione attuale di guerra civile, iniziata nonostante il paese abbia superato senza spargimenti di sangue il periodo delle cosiddette “primavere arabe” che ha portato all’uscita di scena di Saleh nel 2011. In seguito al colpo di Stato da parte dei ribelli sciiti Houhi appoggiati dai militari rimasti fedeli all’ex presidente, lo Yemen è ritornato teatro di violenze che hanno prodotto una delle più devastanti crisi umanitarie della regione. “Oggi parliamo di un paese in una situazione terribile, vittima di un colpo di Stato a cui è seguita una reazione dei paesi sunniti, in particolare l’Arabia Saudita. Vi è la necessità di dare vita ad un accordo di riconciliazione nazionale perché non è possibile mantenere questo stato di cose”, dichiara Frattini. L’ex ministro degli Esteri cita inoltre il ritorno di gruppi terroristici che hanno approfittato della situazione per reinsediarsi in alcune zone del paese. In questo scenario la formazione di diplomatici da parte dell’Italia è cruciale per il futuro del paese. “Noi abbiamo come risultato quello di mantenere forti i legami bilaterali con lo Yemen, lavorando molto sulla prospettiva di sicurezza territoriale nel paese e soprattutto per sviluppare le iniziative di cooperazione”, spiega Frattini. Il presidente della Sioi fa presente che l’Italia ha lanciato nel 2010 il Progetto Radar per il monitoraggio satellitare delle coste yemenite con strumenti di alta tecnologia. Frattini sottolinea che la prima fase del programma - che comprende il monitoraggio dell’intera costa sul Golfo di Aden - è stata attuata, mentre la messa in pratica della seconda fase sta subendo rallentamenti a causa del conflitto. Nonostante ciò, per Frattini tale programma “rappresenta una concreta cooperazione italiana a favore dello Yemen”. A ormai tre anni dall’esplosione del conflitto iniziato con l’occupazione della capitale Sana’a dall’alleanza ribelle formata dagli Houthi e dalle forze di Saleh, la situazione in Yemen stenta a risolversi in modo pacifico. I militari della coalizione internazionale e del governo Hadi continuano a combattere contro i ribelli nelle regioni settentrionali per strapparle al controllo degli Houthi, che di recente hanno dichiarato lo stato di emergenza per fronteggiare un'epidemia di colera. Sul fronte diplomatico il Kuwait ha annunciato la sua disponibilità ad ospitare le parti in conflitto in Yemen per avviare un nuovo round di colloqui. Dopo le recenti dichiarazioni dell’inviato dell’Onu, Ismayl Ould Sheikh Ahmed, che ha parlato della possibilità di arrivare ad un cessate il fuoco entro l’inizio del Ramadan, previsto per il 27 maggio, le autorità di Kuwait City hanno riferito di essere pronte ad ospitare di nuovo il dialogo yemenita, dopo la seduta tenute lo scorso anno, a patto che “si arrivi ad un accordo per la fine della crisi senza che si tengano delle sessioni infinite come l’anno passato”. L’inviato dell’Onu ha iniziato un nuovo giro di colloqui a Riad con i paesi interessati alla crisi per arrivare ad un cessate il fuoco. Il viceministro degli Esteri kuwaitiano, Khaled Jarallah, ha invece affermato che il suo paese “è impegnato nel risolvere la crisi yemenita come fatto lo scorso anno ospitando dei colloqui andati avanti per 3 mesi". Una fonte locale vicina al governo Hadi ha riferito ad “Agenzia Nova” che il governo è propenso ad un accordo di pace con i ribelli, come annunciato più volte dall'esecutivo in esilio ad Aden, ricordando che ormai circa l’85 per cento del paese è sotto il controllo delle forze fedeli all'esercito legittimo. “Come più volte sottolineato dal nostro presidente e da altre autorità dello stato siamo disponibili a raggiungere la pace, ma questo dialogo deve essere basato sulla risoluzione delle Nazioni Unite 2216 e sull’iniziativa dei paesi arabi”, ha dichiarato la fonte, che ha ricordato come gli stessi ribelli Houthi e le forze di Saleh abbiano aderito ai punti della risoluzione Onu per poi disattenderla. “Speriamo di poter raggiungere presto una soluzione. Da parte del governo legittimo vi è grande apertura per un dialogo volto a riportare la pace”, ha sottolineato la fonte di “Nova”. “La guerra – ha proseguito - non è stata una scelta del governo che è stato costretto ad entrare nel conflitto dopo che le milizie e alcune parti dell’esercito hanno attaccato le istituzioni giungendo a bombardare lo stesso palazzo presidenziale”. Per quanto riguarda il ruolo dei paesi stranieri, per la fonte contattata da “Nova”, la responsabilità per raggiungere una pace in Yemen deve coinvolgere l’intero spettro della Comunità internazionale tenendo come base la risoluzione Onu, i cui punti prevedono il disarmo delle milizie e l'abbandono di Sana'a da parte degli insorti, ma che devono essere ancora applicati. Secondo la fonte, sono necessarie maggiori pressioni sulle potenze regionali che sostengono gli Houthi per portarli al tavolo negoziale. La guerra in Yemen si sta sempre di più delineando come uno dei nodi fondamentali per il futuro della regione mediorientale. L’alleanza militare a guida saudita ha iniziato il suo intervento in Yemen nella primavera del 2015 a sostegno del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, la cui legittimità è riconosciuta dalla comunità internazionale, contro gli insorti zaiditi dell'imam Abdelmalik al Houthi. In base alle stime più recenti delle Nazioni Unite il numero dei morti dall’inizio del conflitto è di circa 10 mila persone, cifra che per stessa ammissione dell’Ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite è al ribasso. La guerra iniziata nel 2014 ha devastato lo Yemen, il paese più povero del mondo arabo. Secondo le Nazioni Unite circa 19 milioni di persone, l’80 per cento della popolazione, necessita di aiuti umanitari, mentre gli sfollati ammontano a circa 3 milioni. (Res) © Agenzia Nova - Riproduzione riservata

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Riyadh- Frattini: "We must strengthen the countries that are most vulnerable to radicalization"

President Frattini 's speech in Riyadh "Forum on Countering Extremism and Fighting
Terrorism"


RIYADH 21 May, 2017: Addressing deep Roots : True religion has little to do with terrorist indoctrination on recruitment.  It is war for power, for predominance for money.  Recrutees are used and abused .
Appeal to the pure doctrine is an excuse to expand territorial influence or increasing illegal trafficking, from oil to archaeological pieces stolen on occupied areas, to the trafficking of migrants Poverty, despair, but also mistakes made by the West (exporting democracy etc) explain why so many young people become victims of radicalisation. Never those reasons can be justifications.

But political strategy is needed purely military response is insufficient.  When terrorists expand their actions - we don’t miss weapons - we miss political leaders capable to engage and to enable partners to deeply engage on the military action coordination and strategy no dialogue whatsoever with terrorists helping the populations in the areas liberated with economic and development support in order to avoid some kind of nostalgy for those that, while occupied through terror, provided food and helped the daily life never should happens that a “liberated” city is forgotten! Liberation of Mosul, for ex., should be the start of a new life, not the simple end of terror with no perspectives to restore dignity and quality of people’s life 

1) First : way of relations with muslim countries that are most at risk should be different - from old paradigms rich donor -  poor recipient to equal partnerships that enable our partners to be protagonist 

AVOID Double mistake first, playing as global cop then, withdrawing and leaving a country (Lybia) to its destiny. Co-engagement common interest from tolerance to respect to partnership based on mutual trust (including more intelligence sharing as Jordan pres. of Senate said) 

2) Strengthening the countries most at risk - investments, helping reducing poverty, investing in the youth and education (es. Erasmus for Mediterranean - free movement for students/professors 

3) Cutting the enormous financial sources of terrorism 
Illegal trafficking no complacency 
No even indirect business contacts - tracking their financial movements 

2) Second - open cooperation on security, based on mutual trust - overcome the “old approach” -we are the producers of security in your countries-  You are in the lead, we support you with all means -

International terrorism made victims in the heart of EU - Many networks or simply groups or so called lone wolves are spreading in EU territories and close neighbourhood (Balkans) - Not only dealing with security prevention /reaction as we are obliged to do In the global security architecture concerning the common goal of destroying terrorist organisation, 


I would see a possible, better perspective between the western alliance and Muslims world. Already some Sunni countries cooperate and have cooperated with NATO, though the existing NATO partnership models. But I think you, the Muslim Sunni countries should go beyond, and working to further integrate all those that share, as priority goal, the objective of fighting terrorism worldwide. I think that the Alliance against terrorism promoted under the leadership of the Kingdom of Saudi Arabia, is exactly the right step in that direction. I hope it will expand its scope and its membership. I hope that, in the spirit of mutual support and reciprocal help in case of need, that Alliance will be transforming into a true world Muslim Sunni anti- terror organisation, with the ambition to cooperate with Western Alliance and NATO in particular, on the basis of equal partnership. I think, in that case, you will enjoy a stronger commitment form the West because the only global challenge that we all, West, Africa, Muslim world, share how to improve war on terror worldwide. So, in that way entrusting partners and improving cooperation, from operational actions to information sharing, will be no longer the exception but a shared rule of engagement. So, I wish all the success to the Alliance that His Majesty the King of Saudi Arabia launched, all because all the national, regional and global players should be true producers of security to the good of the today’s world.












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RIYADH 21 May, 2017: In a major event related to US President Donald Trump’s visit to the capital, international experts exchanged opinions and ideas at the Riyadh Forum on Countering Extremism and Fighting Terrorism, which was held at the Riyadh InterContinental Hotel on Sunday. Sponsored by the Islamic Military Counter Terrorism Coalition (IMCTC) and organized by the King Faisal Center for Islamic Research and Studies, the theme of the forum was: “The Nature of Extremism and the Future of Terrorism.”

Leading these personalities were: King Faisal Research and Studies Center Board of Directors’ Chairman Prince Turki Al Faisal; Director of Belfer Center for Science and International Affairs at Kennedy College for Government Sciences in Harvard University; Former American Secretary of Defense Ashton Carter; Chairman of the Italian Society for International Organization, Former Italian Foreign Minister, Former Italian Vice-President, and European Commissioner for Justice, Freedom and Security Affairs Franco Frattini with the participation of more than one hundred hosted experts, academicians, media men from inside and outside the Kingdom. The concluding speech of the forum was delivered by the Islamic studies professor in the University of Lebanon Dr. Rudwan Al Sayed, while King Faisal’s Center Secretary General, Dr. Saud Al Sarhan, reviewed the outcome and recommendations.

The secretary-general of the Center Saud Al-Sarhan said the forum discussed the nature, forms and influence of fundamentalism, the future of terrorism and the role of social media. Saudi Arabia has taken the initiative and played a lead role in the war on terrorism, he said, adding that the forum will bolster the Kingdom’s pioneering role regionally and internationally. Terrorism has had destructive effects on several countries such as Iraq, Afghanistan, Nigeria, Syria and Yemen over the past decade, and several Islamic nations have found themselves fighting terrorism alone, Al-Sarhan said. The forum’s agenda included four sessions that debated ways countries can work together against terrorism. IMCTC was launched in December 2015 by Deputy Crown Prince Mohammed bin Salman. The IMCTC is a 41-nation partnership of prepared partner countries unified in the battle against terror. IMCTC will give a platform for countries to suggest, argument, and promote cooperation among members and supporting nations for the implementation of efforts in four domains — ideology, communications, counter terrorism (CT) financing and military. The IMCTC will develop, collect, shop and disseminate a wide range of information on CT programs and best techniques embarked on by member nations and international organizations.

22.5.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Riyadh: Full text of President Trump's speech in Saudi Arabia

Full text of President Trump's speech in Saudi Arabia 

I want to thank King Salman for his extraordinary words, and the magnificent Kingdom of Saudi Arabia for hosting today’s summit. I am honored to be received by such gracious hosts. I have always heard about the splendor of your country and the kindness of your citizens, but words do not do justice to the grandeur of this remarkable place and the incredible hospitality you have shown us from the moment we arrived. You also hosted me in the treasured home of King Abdulaziz, the founder of the Kingdom who united your great people. Working alongside another beloved leader – American President Franklin Roosevelt – King Abdulaziz began the enduring partnership between our two countries. King Salman: your father would be so proud to see that you are continuing his legacy – and just as he opened the first chapter in our partnership, today we begin a new chapter that will bring lasting benefits to our citizens. Let me now also extend my deep and heartfelt gratitude to each and every one of the distinguished heads of state who made this journey here today. You greatly honor us with your presence, and I send the warmest regards from my country to yours. I know that our time together will bring many blessings to both your people and mine. I stand before you as a representative of the American People, to deliver a message of friendship and hope. That is why I chose to make my first foreign visit a trip to the heart of the Muslim world, to the nation that serves as custodian of the two holiest sites in the Islamic Faith. In my inaugural address to the American People, I pledged to strengthen America’s oldest friendships, and to build new partnerships in pursuit of peace. 

I also promised that America will not seek to impose our way of life on others, but to outstretch our hands in the spirit of cooperation and trust. Our vision is one of peace, security, and prosperity—in this region, and in the world. Our goal is a coalition of nations who share the aim of stamping out extremism and providing our children a hopeful future that does honor to God. And so this historic and unprecedented gathering of leaders—unique in the history of nations—is a symbol to the world of our shared resolve and our mutual respect. To the leaders and citizens of every country assembled here today, I want you to know that the United States is eager to form closer bonds of friendship, security, culture and commerce. For Americans, this is an exciting time. A new spirit of optimism is sweeping our country: in just a few months, we have created almost a million new jobs, added over 3 trillion dollars of new value, lifted the burdens on American industry, and made record investments in our military that will protect the safety of our people and enhance the security of our wonderful friends and allies – many of whom are here today. Now, there is even more blessed news I am pleased to share with you. 

My meetings with King Salman, the Crown Prince, and the Deputy Crown Prince, have been filled with great warmth, good will, and tremendous cooperation. Yesterday, we signed historic agreements with the Kingdom that will invest almost $400 billion in our two countries and create many thousands of jobs in America and Saudi Arabia. This landmark agreement includes the announcement of a $110 billion Saudi-funded defense purchase – and we will be sure to help our Saudi friends to get a good deal from our great American defense companies. This agreement will help the Saudi military to take a greater role in security operations. 
We have also started discussions with many of the countries present today on strengthening partnerships, and forming new ones, to advance security and stability across the Middle East and beyond. 
Later today, we will make history again with the opening of a new Global Center for Combating Extremist Ideology – located right here, in this central part of the Islamic World. 
This groundbreaking new center represents a clear declaration that Muslim-majority countries must take the lead in combatting radicalization, and I want to express our gratitude to King Salman for this strong demonstration of leadership. 
I have had the pleasure of welcoming several of the leaders present today to the White House, and I look forward to working with all of you. 
America is a sovereign nation and our first priority is always the safety and security of our citizens. We are not here to lecture—we are not here to tell other people how to live, what to do, who to be, or how to worship. Instead, we are here to offer partnership – based on shared interests and values – to pursue a better future for us all. 


Here at this summit we will discuss many interests we share together. But above all we must be united in pursuing the one goal that transcends every other consideration. That goal is to meet history’s great test—to conquer extremism and vanquish the forces of terrorism. 
Young Muslim boys and girls should be able to grow up free from fear, safe from violence, and innocent of hatred. And young Muslim men and women should have the chance to build a new era of prosperity for themselves and their peoples. 
With God’s help, this summit will mark the beginning of the end for those who practice terror and spread its vile creed. At the same time, we pray this special gathering may someday be remembered as the beginning of peace in the Middle East – and maybe, even all over the world. 
But this future can only be achieved through defeating terrorism and the ideology that drives it. 
Few nations have been spared its violent reach. 
America has suffered repeated barbaric attacks – from the atrocities of September 11th to the devastation of the Boston Bombing, to the horrible killings in San Bernardino and Orlando. The nations of Europe have also endured unspeakable horror. So too have the nations of Africa and even South America. India, Russia, China and Australia have been victims. But, in sheer numbers, the deadliest toll has been exacted on the innocent people of Arab, Muslim and Middle Eastern nations. They have borne the brunt of the killings and the worst of the destruction in this wave of fanatical violence. 
Some estimates hold that more than 95 percent of the victims of terrorism are themselves Muslim. We now face a humanitarian and security disaster in this region that is spreading across the planet. It is a tragedy of epic proportions. No description of the suffering and depravity can begin to capture its full measure. The true toll of ISIS, Al Qaeda, Hezbollah, Hamas, and so many others, must be counted not only in the number of dead. It must also be counted in generations of vanished dreams. The Middle East is rich with natural beauty, vibrant cultures, and massive amounts of historic treasures. It should increasingly become one of the great global centers of commerce and opportunity. 
This region should not be a place from which refugees flee, but to which newcomers flock. 
Saudi Arabia is home to the holiest sites in one of the world’s great faiths. Each year millions of Muslims come from around the world to Saudi Arabia to take part in the Hajj. In addition to ancient wonders, this country is also home to modern ones—including soaring achievements in architecture. 
Egypt was a thriving center of learning and achievement thousands of years before other parts of the world. The wonders of Giza, Luxor and Alexandria are proud monuments to that ancient heritage. 
All over the world, people dream of walking through the ruins of Petra in Jordan. Iraq was the cradle of civilization and is a land of natural beauty. And the United Arab Emirates has reached incredible heights with glass and steel, and turned earth and water into spectacular works of art. 
The entire region is at the center of the key shipping lanes of the Suez Canal, the Red Sea, and the Straits of Hormuz. The potential of this region has never been greater. 65 percent of its population is under the age of 30. Like all young men and women, they seek great futures to build, great national projects to join, and a place for their families to call home. 
But this untapped potential, this tremendous cause for optimism, is held at bay by bloodshed and terror. There can be no coexistence with this violence. There can be no tolerating it, no accepting it, no excusing it, and no ignoring it. 
Every time a terrorist murders an innocent person, and falsely invokes the name of God, it should be an insult to every person of faith.


Terrorists do not worship God, they worship death. 
If we do not act against this organized terror, then we know what will happen. Terrorism’s devastation of life will continue to spread. Peaceful societies will become engulfed by violence. And the futures of many generations will be sadly squandered. 
If we do not stand in uniform condemnation of this killing—then not only will we be judged by our people, not only will we be judged by history, but we will be judged by God. 
This is not a battle between different faiths, different sects, or different civilizations. 
This is a battle between barbaric criminals who seek to obliterate human life, and decent people of all religions who seek to protect it. 
This is a battle between Good and Evil. 
When we see the scenes of destruction in the wake of terror, we see no signs that those murdered were Jewish or Christian, Shia or Sunni. When we look upon the streams of innocent blood soaked into the ancient ground, we cannot see the faith or sect or tribe of the victims – we see only that they were Children of God whose deaths are an insult to all that is holy. 
But we can only overcome this evil if the forces of good are united and strong – and if everyone in this room does their fair share and fulfills their part of the burden. 


Terrorism has spread across the world. But the path to peace begins right here, on this ancient soil, in this sacred land. 
America is prepared to stand with you – in pursuit of shared interests and common security. 
But the nations of the Middle East cannot wait for American power to crush this enemy for them. The nations of the Middle East will have to decide what kind of future they want for themselves, for their countries, and for their children. 
It is a choice between two futures – and it is a choice America CANNOT make for you. 
A better future is only possible if your nations drive out the terrorists and extremists. 

For our part, America is committed to adjusting our strategies to meet evolving threats and new facts. We will discard those strategies that have not worked—and will apply new approaches informed by experience and judgment. We are adopting a Principled Realism, rooted in common values and shared interests.
Our friends will never question our support, and our enemies will never doubt our determination. Our partnerships will advance security through stability, not through radical disruption. We will make decisions based on real-world outcomes – not inflexible ideology. We will be guided by the lessons of experience, not the confines of rigid thinking. And, wherever possible, we will seek gradual reforms – not sudden intervention. 
We must seek partners, not perfection—and to make allies of all who share our goals. 
Above all, America seeks peace – not war. 
Muslim nations must be willing to take on the burden, if we are going to defeat terrorism and send its wicked ideology into oblivion. 
The first task in this joint effort is for your nations to deny all territory to the foot soldiers of evil. Every country in the region has an absolute duty to ensure that terrorists find no sanctuary on their soil. 
Many are already making significant contributions to regional security: Jordanian pilots are crucial partners against ISIS in Syria and Iraq. Saudi Arabia and a regional coalition have taken strong action against Houthi militants in Yemen. The Lebanese Army is hunting ISIS operatives who try to infiltrate their territory. Emirati troops are supporting our Afghan partners. In Mosul, American troops are supporting Kurds, Sunnis and Shias fighting together for their homeland. Qatar, which hosts the U.S. Central Command, is a crucial strategic partner. Our longstanding partnership with Kuwait and Bahrain continue to enhance security in the region. And courageous Afghan soldiers are making tremendous sacrifices in the fight against the Taliban, and others, in the fight for their country. 
As we deny terrorist organizations control of territory and populations, we must also strip them of their access to funds. We must cut off the financial channels that let ISIS sell oil, let extremists pay their fighters, and help terrorists smuggle their reinforcements. 
I am proud to announce that the nations here today will be signing an agreement to prevent the financing of terrorism, called the Terrorist Financing Targeting Center – co-chaired by the United States and Saudi Arabia, and joined by every member of the Gulf Cooperation Council. It is another historic step in a day that will be long remembered. 
I also applaud the Gulf Cooperation Council for blocking funders from using their countries as a financial base for terror, and designating Hezbollah as a terrorist organization last year. Saudi Arabia also joined us this week in placing sanctions on one of the most senior leaders of Hezbollah. 
Of course, there is still much work to do. 
That means honestly confronting the crisis of Islamist extremism and the Islamist terror groups it inspires. And it means standing together against the murder of innocent Muslims, the oppression of women, the persecution of Jews, and the slaughter of Christians. 


Religious leaders must make this absolutely clear: Barbarism will deliver you no glory – piety to evil will bring you no dignity. If you choose the path of terror, your life will be empty, your life will be brief, and YOUR SOUL WILL BE CONDEMNED. 
And political leaders must speak out to affirm the same idea: heroes don’t kill innocents; they save them. Many nations here today have taken important steps to raise up that message. Saudi Arabia’s Vision for 2030 is an important and encouraging statement of tolerance, respect, empowering women, and economic development. 
The United Arab Emirates has also engaged in the battle for hearts and souls—and with the U.S., launched a center to counter the online spread of hate. Bahrain too is working to undermine recruitment and radicalism. 
I also applaud Jordan, Turkey and Lebanon for their role in hosting refugees. The surge of migrants and refugees leaving the Middle East depletes the human capital needed to build stable societies and economies. Instead of depriving this region of so much human potential, Middle Eastern countries can give young people hope for a brighter future in their home nations and regions. 
That means promoting the aspirations and dreams of all citizens who seek a better life – including women, children, and followers of all faiths. Numerous Arab and Islamic scholars have eloquently argued that protecting equality strengthens Arab and Muslim communities. 
For many centuries the Middle East has been home to Christians, Muslims and Jews living side-by-side. We must practice tolerance and respect for each other once again—and make this region a place where every man and woman, no matter their faith or ethnicity, can enjoy a life of dignity and hope. 
In that spirit, after concluding my visit in Riyadh, I will travel to Jerusalem and Bethlehem, and then to the Vatican – visiting many of the holiest places in the three Abrahamic Faiths. If these three faiths can join together in cooperation, then peace in this world is possible – including peace between Israelis and Palestinians. I will be meeting with both Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu and Palestinian President Mahmoud Abbas. 
Starving terrorists of their territory, their funding, and the false allure of their craven ideology, will be the basis for defeating them. 
But no discussion of stamping out this threat would be complete without mentioning the government that gives terrorists all three—safe harbor, financial backing, and the social standing needed for recruitment. It is a regime that is responsible for so much instability in the region. I am speaking of course of Iran. 
From Lebanon to Iraq to Yemen, Iran funds, arms, and trains terrorists, militias, and other extremist groups that spread destruction and chaos across the region. For decades, Iran has fueled the fires of sectarian conflict and terror. 
It is a government that speaks openly of mass murder, vowing the destruction of Israel, death to America, and ruin for many leaders and nations in this room.
Among Iran’s most tragic and destabilizing interventions have been in Syria. Bolstered by Iran, Assad has committed unspeakable crimes, and the United States has taken firm action in response to the use of banned chemical weapons by the Assad Regime – launching 59 tomahawk missiles at the Syrian air base from where that murderous attack originated. 
Responsible nations must work together to end the humanitarian crisis in Syria, eradicate ISIS, and restore stability to the region. The Iranian regime’s longest-suffering victims are its own people. Iran has a rich history and culture, but the people of Iran have endured hardship and despair under their leaders’ reckless pursuit of conflict and terror. 
Until the Iranian regime is willing to be a partner for peace, all nations of conscience must work together to isolate Iran, deny it funding for terrorism, and pray for the day when the Iranian people have the just and righteous government they deserve. 


The decisions we make will affect countless lives. 
King Salman, I thank you for the creation of this great moment in history, and for your massive investment in America, its industry and its jobs. I also thank you for investing in the future of this part of the world. 
This fertile region has all the ingredients for extraordinary success – a rich history and culture, a young and vibrant people, a thriving spirit of enterprise. But you can only unlock this future if the citizens of the Middle East are freed from extremism, terror and violence. 
We in this room are the leaders of our peoples. They look to us for answers, and for action. And when we look back at their faces, behind every pair of eyes is a soul that yearns for justice. 
Today, billions of faces are now looking at us, waiting for us to act on the great question of our time. 
Will we be indifferent in the presence of evil? Will we protect our citizens from its violent ideology? Will we let its venom spread through our societies? Will we let it destroy the most holy sites on earth? If we do not confront this deadly terror, we know what the future will bring—more suffering and despair. But if we act—if we leave this magnificent room unified and determined to do what it takes to destroy the terror that threatens the world—then there is no limit to the great future our citizens will have. 
The birthplace of civilization is waiting to begin a new renaissance. Just imagine what tomorrow could bring. 
Glorious wonders of science, art, medicine and commerce to inspire humankind. Great cities built on the ruins of shattered towns. New jobs and industries that will lift up millions of people. Parents who no longer worry for their children, families who no longer mourn for their loved ones, and the faithful who finally worship without fear. 


These are the blessings of prosperity and peace. These are the desires that burn with a righteous flame in every human heart. And these are the just demands of our beloved peoples. 
I ask you to join me, to join together, to work together, and to FIGHT together— BECAUSE UNITED, WE WILL NOT FAIL.
Thank you. God Bless You. God Bless Your Countries. And God Bless the United States of America.


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RIYADH-SAUDI ARABIA: Global coordination key in fight against terror: Franco Frattini, Italian security expert

RIYADH-SAUDI ARABIA: Global coordination key in fight against terror: Franco Frattini, Italian security expert
LULWA SHALHOUB | Published — Monday 22 May 2017

RIYADH: Looking at terrorism as a global issue and unifying efforts internationally is key to combating the problem, security expert Franco Frattini said Sunday. 
“My deep conviction has always been to address global threats such as terrorism in a global way,” Frattini, president of the Italian Society for International Organization, told Arab News on the sidelines of the Riyadh Forum on Countering Extremism and Fighting Terrorism. The idea that “we are the producers of security, and you are the consumers of security,” is the wrong approach, said Frattini, who is a former Italian foreign minister and former vice president of the European Commission for Justice, Freedom and Security.



He added: “The new approach is that ‘we are both the producers of security.’ But you have to share with me your information and I will be doing the same with you. This is what I would call equal partnership.” One of the main mistakes made while combating terrorism is trying to export a Western-style democracy to other countries, he added. “The idea of exporting democracy is a wrong one.” Better cooperation will put the security of countries in conflict in their own hands while other allies can help in offering information. “You should take care of your own security. I can share with you my information to help you and you will be doing the same with me,” Frattini said, stressing the significance of exchanging expertise and knowledge while having a spirit of mutual trust. “Unfortunately there’s a lack of trust even within the European member states group,” he said. 

“We have to rebuild mutual trust and recreate a spirit of solidarity. Global phenomena are addressed in a global way.” Frattini believes that the Muslim world, which has a common interest, needs to integrate at an international level. “My dream as an expert in global security is that with the global architecture of security, there will be another entity able and ambitions enough to engage with NATO on the basis of equal partnership. This will be a real turning point,” the Italian former diplomat said. Some European member states in NATO are “very reluctant” to push NATO to engage more in fighting terrorism, Frattini said. “This is wrong. NATO should be much more committed.” If there were a push coming from the Muslim world, it would be much easier even for NATO to engage. “Because there would be need for cooperating, need for exchanging information, need for coordinating action,” he added. Effective coordination would spare the need for Western forces “to have boots on the ground. The alternative is to earn trust of the Muslim countries. Muslim countries will (then) be able… to create an operational network to (take) rapid action against terrorism.” When it comes to the Mosul liberation operation, Frattini said he had some doubts. Sending Shiite soldiers to the Iraqi city that was under Daesh control comes with “a high risk to have revenge and violence against (the) Sunni and Kurd population instead of a lasting stability and true liberation.” He added that Sunnis in Tikrit, the northwestern Iraqi city, “didn’t feel liberated by Shiite soldiers. They looked at the Shiite soldiers as the oppressors not the liberators.” “If there’s no coordination on the ground, there’s a risk (of turning) into a messy situation,” he said, adding that a managed situation on the ground allows effective help from the West. “NATO can help for example with some warplanes, bombing activities to support ground activities. This is why I’m talking about a network… a network means better communication, better coordination on the ground.” Speaking of the roots of extremism, Frattini said that investing in the education of youth is essential. He said there should be “an educational system for imams to avoid preaching intolerance and radicalism.” He added that there are a number of preventive measures. “Military action is not the only solution. It is a complementary action including military, but not only military. Otherwise it’s guaranteed to fail.” Making the younger generation hopeful for a better future in the midst of the current conflicts and economic difficulties in the region and worldwide is a challenge. Frattini said investing in education is a key. The young generation has to continue their civic education. “They have to understand that they are part of the game. They are the protagonists. (They must be) equally interested in recreating and restoring hopes. If they are hopeless, we fail.”

More: http://www.arabnews.com/node/1103051/saudi-arabia

Photo exclusive interview

























22.5.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Thinking beyond the crisis: Labour migration and mobility in the Euro-Mediterranean region: Keynote speech by Franco Frattini

High-level public event 
Thinking beyond the crisis: Labour migration and mobility in the Euro-Mediterranean region

19 May 2017, Istituto Affari Internazionali, Rome 





Labour migration and mobility are, and will continue to be, key dynamics in the Euro-Mediterranean region. This event will provide an opportunity for a variety of relevant actors (e.g. government officials, academia, international organizations, private sector) to offer their perspective thus creating a wide scope for debate. 

The debate will be opened by a keynote speech by Franco Frattini, President of the Italian Society for International Organization (SIOI), former Italian Minister for Foreign Affairs, former Vice-President of the European Commission and European Commissioner for Justice, Freedom and Security. 

The main issue that will be discussed is the role of human mobility for development on both sides of the Mediterranean. More specifically, the focus will be: Europe with or without migration; socio-demographic change in the Euro-Mediterranean region; the political dynamics of migration and mobility; the contributions of migration and its wider social, economic and political effects. 


It was made possible through the support of the IOM Development Fund and the US State Department’s Bureau of Population, Refugees, and Migration.

19.5.17 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

The Riyadh Forum to Counter Extremism and Fight Terrorism “The Nature of Extremism and the Future of Terrorism"




The Riyadh Forum to Counter Extremism and Fight Terrorism  
“The Nature of Extremism and the Future of Terrorism”

RIYADH: The city will host a Forum on terrorism and extremism on May 21 under the sponsorship of the Islamic Military Alliance to Fight Terrorism (IMAFT), the Saudi Press Agency (SPA) said. The event is organized by the King Faisal Center for Research and Islamic Studies (KFCRIS). Saud Al-Sarhan, secretary-general of the KFCRIS, said the forum comes within the high-level global and political events in Riyadh during this month. 

The event will draw local and global experts who will explore the nature and types of terrorism, its future perception, the role of social media on terrorism and how to deal with it regionally, he said. The Kingdom has exploited its political, security, economic and social potentials to have a leading role in fight against terrorism where the Riyadh forum comes to enhance this role at regional and global levels, he said.
The forum will also feature four panel discussions focusing on finding possible mechanisms to deal with terrorism, which poses the most critical challenges not only to the Islamic world but globally. The panel discussions aim to explore four major themes: The future perception of terrorism, extremism on the Internet and social media, the linkage between terrorism and corruption, and finding mechanism in fight against terror and extremism in the Middle East. Established in 1983, the KFCRIS serves several functions that go in line with the vision of King Faisal Foundation. The Center aims to support and develop research and studies that spread King Faisal’s vision and expand knowledge on topics such as Islamic studies, politics, sociology and heritage. The KFCRIS maintains cooperation with research institutions in many countries of the world and keeps relationships with a number of researchers in various areas in Saudi Arabia and the world at large. 

The 34-state Islamic Military Alliance to Fight Terrorism (IMAFT), which will sponsor the event, was announced by Deputy Crown Prince Mohammed bin Salman on Dec. 15, 2015.

Franco Frattini, Former Italian Foreign Minister and President of SIOI-UN Association of Italy is the Keynote speaker at The Riyadh Forum to Counter Extremism and Fight Terrorism “The Nature of Extremism and the Future of Terrorism” 

18.5.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

A NEW WORLD (DIS)ORDER: Conversation with Lady Catherine ASHTON

A NEW WORLD (DIS)ORDER: Conversation with Catherine ASHTON, Hon. Pierferdinando CASINI and Hon. Franco FRATTINI





















Thursday 18 May, 2017
4-6 pm
Facoltà di Economia, Sala Lt
University of Rome, Tor Vergata

Is the world getting turned on its head? As the US is redefining its foreign policy, the European Union is confronting the challenges of Brexit. Amid the tumult, world leaders are hurriedly repositioning themselves to deal with the new world. 

A conversation with Lady Catherine Margaret Ashton - Baroness Ashton of Upholland, Life peer and former Leader in the House of Lords, Member and former Chair of HRM the Queen of United Kindom’s Privy Council. 
Pier Ferdinando Casini - Senator and Chairman of the Senate's Foreign Policy Commitee, Honorary President of the Centrist Democrat International. 
Franco Frattini - President of SIOI- UN Association of Italy and Justice and Chamber President of the Italian Supreme Administrative Court–Conseil d’État. 

Welcome address 
Introduction Giovanni Tria - Dean of the School of Economics - University of Rome Tor Vergata Federiga Bindi - Jean Monnet Chair holder and founding Director of the EU Center of Excellence at the University of Rome Tor Vergata.

More info: http://economia.uniroma2.it/cal/81/a-new-world-disorder#.WRwHriOLT9B

17.5.17 | Posted in , , , , , , , | Continua »

ONE ARCTIC - THE STORY

ONE ARCTIC is the international youth simulation of the Arctic Council organized by the Italian Society for International Organization (SIOI – UNA Italy) in cooperation with the Embassy of the United States of America to Italy. 

The simulation took place in Rome from the 2nd to the 5th of May 2017 at SIOI and at the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation. 

Special thanks to the Italian Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, Leonardo SpA, and Embassy of Canada to Italy. 

Official website: www.romunsioi.org


Video realized by: Videolance (Director: Riccardo Lancialonga; Assistant Director: Dario Alesiani) Music: Epic Trailer, Art Music (JAM-WEB-2017-0005938; Certification n. 487579-45364)

16.5.17 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Shahbaz, la voce della giustizia . Presentazione libro di Paul Bhatti

Shahbaz, la voce della giustizia . Presentazione libro di Paul Bhatti 
9 maggio 2017 h 17.30 - Istituto Luigi Sturzo



"Oggi presentiamo un libro su Shahbaz Bhatti, Ministro Pakistano e martire per la fede cristiana, ucciso dai terroristi. Eravamo amici." 
Franco Frattini







Shahbaz, la voce della giustizia . È il libro di Paul Bhatti sul fratello Shahbaz, il politico e ministro cattolico ucciso dagli estremisti islamici nel marzo del 2011, a Islamabad, per la sua azione in difesa delle minoranze religiose pakistane. Il libro verrà presentato oggi alle 17.30 all'Istituto Luigi Sturzo (via delle Coppelle 35, Roma). Oltre all'autore, interverranno dopo i saluti di Franco Frattini e l'introduzione di Angelo Chiorazzo il custode del Sacro Convento di Assisi padre Mauro Gambetti, il presidente della Comunità di Sant'Egidio Marco Impagliazzo, Gianni Letta, il presidente della Rai Monica Maggioni e il direttore di Avvenire Marco Tarquinio. Sarà presente l’autore Paul Bhatti, fratello di Shabaz, il quale, con questo libro, ci fa conoscere la vita familiare e il percorso umano di questa grande figura di politico cattolico. Un uomo che ha sempre cercato ciò che unisce e non ciò che divide, avendo a cuore la sorte dei più poveri, dei più deboli, degli ultimi, come ha scritto il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, nella sua introduzione al libro. (Avvenire)

9.5.17 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Diplomazia,politica estera e giovani: Frattini e Alfano parlano agli aspiranti diplomatici della SIOI

Nota Stampa 

Cerimonia conclusiva del Master in Studi Diplomatici della SIOI 

Roma, 4 maggio - Si è svolta oggi la Cerimonia conclusiva del Master in Studi Diplomatici della SIOI alla presenza del Presidente Franco Frattini e del Ministro degli Esteri Angelino Alfano. Il Presidente Frattini ha ribadito ai giovani aspiranti diplomatici l'importanza "di essere servitori dello Stato in un momento storico difficile e perturbato dagli equilibri mondiali mutevoli". 
"E’ stata una bellissima occasione per parlare dei tratti caratteristici dell’azione di politica estera italiana - ha sottolineato il Ministro Alfano - che, pur nel mutare delle compagini di governo, rimane connotata da una continuità di fondo e con un ancoraggio forte del nostro Paese all’Unione europea e all’Alleanza Atlantica".







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Relazioni Italia – Yemen: al via il progetto MAECI-SIOI per 11 diplomatici yemeniti

Relazioni Italia – Yemen: al via il progetto MAECI-SIOI per 11 diplomatici yemeniti



Undici diplomatici yemeniti, dal 7 al 20 maggio, partecipano al Master in Geopolitica e Relazioni internazionali organizzato dalla SIOI in collaborazione con la Direzione Generale per gli Affari Politici e Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Alla cerimonia di apertura sono intervenuti: Franco Frattini, Presidente della SIOI, Diego Brasioli, Direttore Centrale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, Asmahan Altoqi, Ambasciatore della Repubblica dello Yemen in Italia e Gianfranco Petruzzella, Inviato Speciale dell’Italia per lo Yemen.

L’iniziativa rientra nell'intenso sforzo profuso dall'Italia, nel quadro delle azioni di sostegno allo Yemen, per favorire una più stretta cooperazione bilaterale e contribuire alla formazione del personale diplomatico yemenita, fornendo un adeguato know-how e promuovendo i “core sectors” legati ai livelli istituzionali in materia di relazioni internazionali.

L’intenso programma di formazione spazierà dal diritto internazionale alla protezione internazionale dei diritti umani con uno special focus sulla geopolitica e analisi delle relazioni internazionali. I diplomatici parteciperanno anche a seminari di “practical diplomacy” sulla comunicazione e il negoziato interculturale, il protocollo e cerimoniale diplomatico, la diplomazia digitale e i social media. I docenti sono professori universitari, diplomatici italiani ed esperti internazionali.


Il Master si concluderà il 19 maggio nel pomeriggio alla Farnesina con la consegna dei diplomi.



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#ONEARCTIC: Quello che succede nell’Artico va oltre l’Artico

Quello che succede nell’Artico va oltre l’Artico 
Al via la prima simulazione giovanile del Consiglio Artico in Italia. 150 under 30 da tutto il mondo uniti da un unico obiettivo: salvare l’Artico. 



Roma, 3 maggio 2017 –150 giovani da tutto il mondo si sono riuniti ieri, insieme a illustri personalità del mondo politico, diplomatico e imprenditoriale, presso la Sala Conferenze Internazionali della Farnesina, per partecipare alla Cerimonia di apertura di One Arctic, la prima simulazione giovanile dei lavori del Consiglio Artico in Italia. A promuovere l’evento, la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI – UN Association of Italy), in collaborazione con l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, e il supporto del Ministero degli affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Leonardo Spa e l’Ambasciata del Canada a Roma. 

Franco Frattini, presidente della SIOI, ha inaugurato l’evento sottolineando l’interconnessione tra le “questioni artiche” e il futuro dell’umanità. Il suo intervento ha evidenziato come One Arctic sia una simulazione che riguarda l’Artico, ma il cui impatto va oltre l’Artico. La salvaguardia della regione e della popolazione indigena dalle migrazioni forzate causate dal cambiamento climatico dipendono dalla nostre capacità di agire ora pensando al futuro delle prossime generazioni. 

A seguire il Sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto della Vedova, ha evidenziato come le sfide legate alla salvaguardia dell’Artico vadano oltre i confini nazionali. L’attenzione per l’Artico non è legata solo ad interessi nazionali ma è motivata anche da “solidarietà internazionale”. 

L’ambasciatore vicario degli Stati Uniti in Italia, Kelly Degnan, ha ribadito l’impegno statunitense sulla protezione dell’Artico e sul coinvolgimento delle comunità artiche nelle decisioni che le coinvolgono. Il futuro è in mano alle nuove generazioni e coinvolgerle sui temi dello sviluppo sostenibile è un impegno chiave per il progresso, ha concluso la Chargé d’Affaires. 

Il cambiamento climatico non ci sarà tra 50 anni – ha concluso nel suo intervento l’ambasciatore di Finlandia Janne Taalas - ma sta avvenendo ora, mentre siamo qui e parliamo. “Noi possiamo fare ancora la differenza”. 

Massimo Comparini, amministratore delegato di E- Geos,, ha sottolineato come la capacità di osservare il pianeta dallo spazio sia uno degli elementi che ci consente di comprendere il cambiamento climatico. L’azienda, leader internazionale nel settore dell’osservazione della Terra e della Geo – Spatial, si occupa dal 2000 del monitoraggio per la tutela ambientale, la gestione delle catastrofi naturali e la sorveglianza marittima. Temi fondamentali che saranno discussi a partire da oggi dai giovani di One Arctic. I lavori continueranno dal 3 al 5 maggio nella sede della SIOI a Palazzetto Venezia. I migliori Delegati saranno premiati alla cerimonia di chiusura, il 5 maggio, durante la quale verrà presentata la Youth Arctic Roadmap che sarà poi trasmessa al Senior Arctic Official del MAECI.

VIDEO REALIZZATO DALLA FARNESINA

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Italia-Azerbaigian: Frattini, eccellente cooperazione bilaterale

Azerbaigian: XXV Anniversario dall’instaurazione dei rapporti diplomatici con l’Italia il Ministro degli Affari Esteri, Elmar MAMMADYAROV alla SIOI 

Roma - Si è svolta giovedì 20 aprile alle ore 17.30 presso la sede della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) la conferenza del Ministro degli Affari Esteri dell’Azerbaigian, Elmar Mammadyarov, sul tema: “La Politica Estera dell’Azerbaigian e i Rapporti con l’Italia.” 

Hanno introdotto l’incontro il Presidente della SIOI, Franco Frattini e il Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Benedetto della Vedova. L’evento, in lingua inglese, è stato organizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian.

Il Ministro ha inaugurato la mostra fotografica dedicata ai XXV anni di rapporti tra Italia e Azerbaigian, allestita nel Chiostro di Palazzetto Venezia.

PHOTO GALLERY SIOI 
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Italia-Azerbaigian: Frattini (Sioi), eccellente cooperazione bilaterale La cooperazione fra Italia e Azerbaigian è eccellente. E' quanto dichiarato dal presidente della Società italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi), Franco Frattini, accogliendo il ministro degli Esteri azero, Elmar Mammadyarov, presso la sede dell'organizzazione. Mammadyarov si trova oggi in visita in Italia. Frattini ha ricordato di avere "lavorato a lungo in passato" con il ministro e ha rimarcato come, in questi 25 anni di relazioni diplomatiche, le tante visite reciproche di rappresentanti istituzionali abbiano favorito lo sviluppo della collaborazione. Frattini ha ricordato il 2014, quando "è stato firmato l'accordo di partenariato strategico fra Italia e Azerbaigian", identificandolo come uno dei momenti cardine nella storia delle relazioni diplomatiche bilaterali. "Si parla spesso della cooperazione bilaterale nel settore energetico, ma è riduttivo", ha detto Frattini, ricordando che i due paesi "collaborano in diversi campi" e che l'Italia "è uno dei principali partner commerciali dell'Azerbaigian". Una cooperazione così intensa, ha aggiunto il presidente della Sioi, è "un segno dell'amicizia esistente fra Italia e Azerbaigian".

Roma, 20 apr 18:28
Fonte: Agenzia Nova

21.4.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: Liberate Gabriele!

#FreeGabriele 

La Turchia faccia un gesto per il riconoscimento dei diritti democratici dei giornalisti.

Gabriele Del Grande, 35 anni, giornalista e documentarista italiano che dallo scorso 10 aprile si trova in un carcere della Turchia, dopo essere stato fermato dalla polizia ad Hatay, provincia sud-orientale al confine con la Siria.

20.4.17 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Brescia: Progetto Cittadini d'Europa "500 Studenti a lezione di Europa con l’Osservatorio Giovani-Editori"

"Studenti a lezione di Europa con l’Osservatorio Giovani-Editori"
di Andrea Biondi, Il Sole 24 Ore 


«Più che pensare a quello che avete con l’Europa dando tutto questo per scontato, pensate a quello che potreste trovare a tornare indietro con la reintroduzione delle frontiere, dei dazi doganali e dei vari controlli». Franco Frattini, in passato ministro degli Esteri, è stato anche vicepresidente della Commissione Europea. Insomma, un testimonial con le migliori carte in regola per tenere a battesimo il progetto “Cittadini d’Europa”, promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani – Editori e UBI Banca, nelle scuole secondarie superiori delle province di Brescia, Bergamo, Varese, Torino e Genova. 

Oltre a Frattini, c’erano anche il consigliere delegato di Ubi Banca, Victor Massiah e il presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori Andrea Ceccherini a presentare il progetto a Brescia, presso la sala conferenze Corrado Faissola di Ubi Banca, davanti a una platea di oltre 500 fra ragazzi, insegnanti e rappresentanti delle istituzioni. 

Il tema: quell’Europa che «si dà per scontata, ma scontata non è», ha detto Massiah ai ragazzi incitandoli a considerarsi come «il motore della trasformazione di un’Europa nata sotto la spinta della sofferenza e della paura di nuove guerre, ma che ora ha bisogno di una nuova rifondazione, da parte della generazione che la guerra per fortuna non l’ha vissuta». 

È stato poi il presidente dell’Osservatorio Andrea Ceccherini a intervenire dichiarando che «una delle ragioni forti per sostenere l’Unione Europea è che da quando c’è non ci sono più guerre nell’eurozona. Non era mai accaduto nella storia del nostro continente che potessimo contare su un lungo periodo di pace, come quello che stiamo vivendo da 60 anni a questa parte. Dobbiamo riconoscere – ha concluso Ceccherini – che con la costituzione dell’Unione europea la forza della ragione ha prevalso sulle ragioni della forza». 

Immigrazione, disuguaglianze, effetti della presidenza Trump sull’Europa, Brexit. La discussione fra i ragazzi da una parte e Frattini e Massiah dall’altra è stata vivace.

«Pensate – ha aggiunto Frattini – come sarebbe più difficile la lotta al terrorismo e alla malavita organizzata. In Europa da giugno sarà anche più facile comunicare da Paese a Paese con l’abolizione del roaming. Voi ragazzi e i vostri figli avrete un futuro con l’Europa e nell’Europa». Solo un tessuto europeo «potrà garantirvi un futuro migliore» ha concluso l’ex vicepresidente della Commissione Europea Frattini non rinunciando a qualche stilettata verso un’Europa che «spesso dimostra di mancare di leadership» soprattutto sul tema «dell’immigrazione che considero il peggior fallimento della politica comune europea». C’è poi da fare massima attenzione «al negoziato con la Gran Bretagna sulla Brexit. Serve un negoziato duro, perché non si può far passar l’idea di un’Europa che può essere á la carte, in cui si può prendere quello che piace e lasciare quello che non piace».

Ai numeri dal canto suo ha fatto ricorso il consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah per testimoniare una ennesima prova a favore dell’Europa unita: «Abbiamo 17mila miliardi di prodotto interno. Vogliamo sprecare tutto questo? Se uscissimo dall’Euro potremmo vedere un balzo dei tassi di interesse dall’1 al 10%. È questo che ci converrebbe?». Per quanto riguarda nello specifico il progetto di Osservatorio Giovani-Editori e Ubi Banca, “Cittadini d’Europa” è inteso come un percorso innovativo teso a formare cittadini sempre più attivi, responsabili, informati del proprio presente e padroni dei mezzi che hanno a disposizione, un’iniziativa speciale sull’Europa.

Un percorso di educazione alla cittadinanza europea, che prevede l’utilizzo in classe del quotidiano, sia cartaceo che digitale, gestito in piena autonomia da parte dei docenti che potranno contare su un supporto didattico realizzato appositamente per loro: un aiuto mirato e ragionato realizzato grazie al pool di formatori dell’Osservatorio, che ha studiato un modello formativo ad hoc da introdurre nelle scuole del territorio scelto, così da portare nelle aule moduli efficaci di formazione e informazione sull’Unione Europea, sulle Istituzioni europee e sui valori fondamentali dell’Unione. «La numerosa e interessata partecipazione dei ragazzi all’evento di oggi ci gratifica e ci rende ancor più consapevoli dell’importanza che può avere una corretta e approfondita comunicazione su uno dei temi maggiormente dibattuti negli ultimi mesi», ha dichiarato Victor Massiah. «Riteniamo sia opportuno e utile per lo sviluppo del nostro paese condividere, senza demagogia, con i ragazzi alcuni argomenti fondamentali quali la permanenza nell’euro, le dinamiche demografiche e di immigrazione a supporto della crescita e l’importanza dello scambio interculturale con gli altri paesi». 


12.4.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

US strikes Syria: Frattini talks to RT International

US strikes Syria: President Frattini talks to RT International 



Source: RT International
Rome, 10 April 2017


12.4.17 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Azzeccata la mossa di Trump in Siria (ma ora non si cacci Assad). Intervista di Franco Frattini a Formiche

Conversazione di Formiche.net con Franco Frattini, presidente della Società italiana per l'organizzazione internazionale (SIOI) e già ministro degli Esteri. 
Cristiana Rizzo 


“Dal suo punto di vista, Trump ha azzeccato pienamente la mossa in Siria. Ma non si può immaginare di cacciare Assad, perché si sa che la potenza militare di Assad esiste”. Parola di Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (SIOI) e già ministro degli Esteri, sull’attacco missilistico americano in Siria del 6 aprile, seguito al bombardamento con agenti chimici nel nord del paese costato la vita a oltre 80 civili. 

 “LA REAZIONE DI TRUMP ERA NECESSARIA” 
“Quella del presidente americano era un’azione inevitabile ed è stata coerente con quanto aveva detto molte volte: quando sarebbe stato in ballo un interesse prioritario dell’America, lui avrebbe agito”, dice Frattini. Un’azione necessaria anche a fronte del disimpegno dell’America in Medio Oriente, che con Obama aveva annacquato il proprio ruolo storico di guida e di indirizzo, aggiunge l’ex ministro degli Esteri: “Era indispensabile che Trump desse questo messaggio per rientrare in gioco, per far capire che d’ora in poi gli Stati Uniti si riprenderanno il proprio posto e vorranno mantenerlo. Questo ha subito portato ai complimenti della Arabia Saudita, della Turchia, di Israele. Dal suo punto di vista, Trump ha azzeccato pienamente questa mossa”. Un segnale che probabilmente sarà l’ultimo: “Credo che non ci saranno altre azioni, questa è bastata ad Assad e a Putin, che lo tutela, per capire che cose del genere non devono succedere più”. 

PERCHÈ NON C’ERANO LE CONDIZIONI PER UNA RISOLUZIONE ONU 
Perché non si è atteso una risoluzione dell’Onu? “Non ci sarebbe stato il tempo – risponde Frattini – e inoltre avrebbe influito il peso della Russia e della Cina (il presidente Xi Jinping peraltro era ospite nel resort di Trump in Florida, per il loro primo incontro ufficiale, ndr)”. Probabilmente, però, Trump ha dato una forma di preavviso ai due paesi, continua Frattini: “Non è un caso che nessun soldato e nessun aereo russo siano stati colpiti, mentre probabilmente in quella base militare i russi c’erano. Poi però ha agito, altrimenti sarebbe stato coinvolto il Consiglio di sicurezza e tutto il mondo lo avrebbe saputo”. Aver scavalcato l’Onu, inoltre, dimostra nei fatti ciò che Trump ha sempre detto: che la considera un’istituzione debole. “Non ha aspettato le Nazioni Unite, perché le ritiene incapaci di prendere decisioni rapide, che invece sono necessarie. Un’altra conferma di un atteggiamento in politica estera che mi sembra ragionevole”. L’Onu, adesso, dovrà dimostrare di adottare una risoluzione al Consiglio di Sicurezza, agire velocemente e far riprendere il negoziato politico: “un negoziato che solo potenze globali possono condurre, quindi Russia, America, Turchia, Arabia Saudita e Iran. Questi cinque paesi sono gli unici da cui può venir fuori un risultato per la Siria”. 

TRUMP, ISOLAZIONISTA A INTERMITTENZA 
Trump non sarà il poliziotto globale come voleva essere Bush, ma interverrà laddove vedrà minacciato l’interesse del suo paese: “È interventista quando gli interessa – secondo Frattini – In questo caso c’è una strategia politica di medio e lungo termine: se si lascia passare il messaggio che il presidente americano minaccia un dittatore sanguinario per l’uso delle armi chimiche e poi non succede niente, il discredito della amministrazione è evidente, quindi Trump ha fatto bene a operare senza investire il Congresso, altrimenti sarebbe finita come con Obama, cioè con un nulla di fatto”. 

IL BOMBARDAMENTO, UN MESSAGGIO AI SUNNITI, A ISRAELE E ALLA COREA DEL NORD 

L’attacco americano è stato un segnale diretto a tutti, in primis alle potenze sunnite, che peraltro si sono congratulate, Turchia, Emirati, Arabia Saudita, Egitto e poi a Israele: “Una volta che questo dialogo, ormai aperto, tra Russia e Israele si è consolidato, Putin, tre giorni fa, ha addirittura dichiarato che riconosce Gerusalemme ovest come capitale dello stato ebraico. Quindi siamo di fronte a un messaggio agli israeliani, un messaggio forte ai sunniti, e sul fronte opposto si dice con chiarezza all’Iran, che sostiene Assad, che non sarà tollerato il superamento della linea rossa”. Ma anche dalle parti della Corea del Nord dovrebbero drizzare le antenne: “Il dittatore coreano che sta lanciando i test missilistici nucleari, con questa azione ha avuto la prova che se Trump decide di intervenire, procede. E sicuramente la Corea del Nord è un altro terreno estremamente delicato, che con la Cina e il Giappone, rappresenta un grandissimo pericolo”. 

LA POSIZIONE DELL’ITALIA 
“Condivido in pieno la posizione dell’Italia, che ha giudicato proporzionata la reazione degli Stati Uniti”, dice l’ex ministro. “Anzi sono sicuro che il nostro paese, che quest’anno è membro del Consiglio di sicurezza, si batterà perché riprenda subito il dialogo politico. Questa azione che ha distrutto la base militare siriana, non vuol dire la fine del negoziato, anzi verrà seguito dalla ripresa delle trattative”. 

LA DESTITUZIONE DI ASSAD DEVE ESSERE UN RISULTATO DEI NEGOZIATI 
“Non si può immaginare di cacciarlo via, perché si sa che la potenza militare di Assad esiste, quindi la cosa più ragionevole, che lo stesso Trump ha detto in modo molto pragmatico e serio, è che Assad è il presidente della Siria e dobbiamo fare i conti con lui, con l’obiettivo che il negoziato politico porti alla sua uscita di scena. Se invece si parla di cacciata di Assad come precondizione, come sosteneva Obama, si resta nel nulla di fatto degli ultimi cinque anni, altro errore di Obama che Trump non farà. Quindi il prossimo passo sarà la ripresa dei i negoziati di Astana, a cui gli Stati Uniti dovranno dare un impulso molto più forte”. 

COME EVITARE CHE IN SIRIA SI ARRIVI AL CAOS LIBICO 

Il pericolo che la Siria diventi una seconda Libia si può scongiurare in primo luogo continuando a colpire con decisione le principali organizzazioni terroristiche, senza fare distinzioni: “Espugnando Raqqa in primo luogo e colpendo Al-Qaeda, Al-Nusra e Daesh. Al tempo stesso mantenere un contatto permanente fra America, Russia, Turchia, Arabia Saudita e Iran. Se questo contatto continua o riprende a funzionare, c’è la possibilità di una soluzione di lunga durata”. D’altra parte lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ieri ha affermato che non sosterrà Assad a ogni costo.


8/4/2017 

10.4.17 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

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