Italia-Azerbaigian: Frattini, eccellente cooperazione bilaterale

Azerbaigian: XXV Anniversario dall’instaurazione dei rapporti diplomatici con l’Italia il Ministro degli Affari Esteri, Elmar MAMMADYAROV alla SIOI 

Roma - Si è svolta giovedì 20 aprile alle ore 17.30 presso la sede della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) la conferenza del Ministro degli Affari Esteri dell’Azerbaigian, Elmar Mammadyarov, sul tema: “La Politica Estera dell’Azerbaigian e i Rapporti con l’Italia.” 

Hanno introdotto l’incontro il Presidente della SIOI, Franco Frattini e il Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Benedetto della Vedova. L’evento, in lingua inglese, è stato organizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian.

Il Ministro ha inaugurato la mostra fotografica dedicata ai XXV anni di rapporti tra Italia e Azerbaigian, allestita nel Chiostro di Palazzetto Venezia.

PHOTO GALLERY SIOI 
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Italia-Azerbaigian: Frattini (Sioi), eccellente cooperazione bilaterale La cooperazione fra Italia e Azerbaigian è eccellente. E' quanto dichiarato dal presidente della Società italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi), Franco Frattini, accogliendo il ministro degli Esteri azero, Elmar Mammadyarov, presso la sede dell'organizzazione. Mammadyarov si trova oggi in visita in Italia. Frattini ha ricordato di avere "lavorato a lungo in passato" con il ministro e ha rimarcato come, in questi 25 anni di relazioni diplomatiche, le tante visite reciproche di rappresentanti istituzionali abbiano favorito lo sviluppo della collaborazione. Frattini ha ricordato il 2014, quando "è stato firmato l'accordo di partenariato strategico fra Italia e Azerbaigian", identificandolo come uno dei momenti cardine nella storia delle relazioni diplomatiche bilaterali. "Si parla spesso della cooperazione bilaterale nel settore energetico, ma è riduttivo", ha detto Frattini, ricordando che i due paesi "collaborano in diversi campi" e che l'Italia "è uno dei principali partner commerciali dell'Azerbaigian". Una cooperazione così intensa, ha aggiunto il presidente della Sioi, è "un segno dell'amicizia esistente fra Italia e Azerbaigian".

Roma, 20 apr 18:28
Fonte: Agenzia Nova

21.4.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: Liberate Gabriele!

#FreeGabriele 

La Turchia faccia un gesto per il riconoscimento dei diritti democratici dei giornalisti.

Gabriele Del Grande, 35 anni, giornalista e documentarista italiano che dallo scorso 10 aprile si trova in un carcere della Turchia, dopo essere stato fermato dalla polizia ad Hatay, provincia sud-orientale al confine con la Siria.

20.4.17 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Brescia: Progetto Cittadini d'Europa "500 Studenti a lezione di Europa con l’Osservatorio Giovani-Editori"

"Studenti a lezione di Europa con l’Osservatorio Giovani-Editori"
di Andrea Biondi, Il Sole 24 Ore 


«Più che pensare a quello che avete con l’Europa dando tutto questo per scontato, pensate a quello che potreste trovare a tornare indietro con la reintroduzione delle frontiere, dei dazi doganali e dei vari controlli». Franco Frattini, in passato ministro degli Esteri, è stato anche vicepresidente della Commissione Europea. Insomma, un testimonial con le migliori carte in regola per tenere a battesimo il progetto “Cittadini d’Europa”, promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani – Editori e UBI Banca, nelle scuole secondarie superiori delle province di Brescia, Bergamo, Varese, Torino e Genova. 

Oltre a Frattini, c’erano anche il consigliere delegato di Ubi Banca, Victor Massiah e il presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori Andrea Ceccherini a presentare il progetto a Brescia, presso la sala conferenze Corrado Faissola di Ubi Banca, davanti a una platea di oltre 500 fra ragazzi, insegnanti e rappresentanti delle istituzioni. 

Il tema: quell’Europa che «si dà per scontata, ma scontata non è», ha detto Massiah ai ragazzi incitandoli a considerarsi come «il motore della trasformazione di un’Europa nata sotto la spinta della sofferenza e della paura di nuove guerre, ma che ora ha bisogno di una nuova rifondazione, da parte della generazione che la guerra per fortuna non l’ha vissuta». 

È stato poi il presidente dell’Osservatorio Andrea Ceccherini a intervenire dichiarando che «una delle ragioni forti per sostenere l’Unione Europea è che da quando c’è non ci sono più guerre nell’eurozona. Non era mai accaduto nella storia del nostro continente che potessimo contare su un lungo periodo di pace, come quello che stiamo vivendo da 60 anni a questa parte. Dobbiamo riconoscere – ha concluso Ceccherini – che con la costituzione dell’Unione europea la forza della ragione ha prevalso sulle ragioni della forza». 

Immigrazione, disuguaglianze, effetti della presidenza Trump sull’Europa, Brexit. La discussione fra i ragazzi da una parte e Frattini e Massiah dall’altra è stata vivace.

«Pensate – ha aggiunto Frattini – come sarebbe più difficile la lotta al terrorismo e alla malavita organizzata. In Europa da giugno sarà anche più facile comunicare da Paese a Paese con l’abolizione del roaming. Voi ragazzi e i vostri figli avrete un futuro con l’Europa e nell’Europa». Solo un tessuto europeo «potrà garantirvi un futuro migliore» ha concluso l’ex vicepresidente della Commissione Europea Frattini non rinunciando a qualche stilettata verso un’Europa che «spesso dimostra di mancare di leadership» soprattutto sul tema «dell’immigrazione che considero il peggior fallimento della politica comune europea». C’è poi da fare massima attenzione «al negoziato con la Gran Bretagna sulla Brexit. Serve un negoziato duro, perché non si può far passar l’idea di un’Europa che può essere á la carte, in cui si può prendere quello che piace e lasciare quello che non piace».

Ai numeri dal canto suo ha fatto ricorso il consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah per testimoniare una ennesima prova a favore dell’Europa unita: «Abbiamo 17mila miliardi di prodotto interno. Vogliamo sprecare tutto questo? Se uscissimo dall’Euro potremmo vedere un balzo dei tassi di interesse dall’1 al 10%. È questo che ci converrebbe?». Per quanto riguarda nello specifico il progetto di Osservatorio Giovani-Editori e Ubi Banca, “Cittadini d’Europa” è inteso come un percorso innovativo teso a formare cittadini sempre più attivi, responsabili, informati del proprio presente e padroni dei mezzi che hanno a disposizione, un’iniziativa speciale sull’Europa.

Un percorso di educazione alla cittadinanza europea, che prevede l’utilizzo in classe del quotidiano, sia cartaceo che digitale, gestito in piena autonomia da parte dei docenti che potranno contare su un supporto didattico realizzato appositamente per loro: un aiuto mirato e ragionato realizzato grazie al pool di formatori dell’Osservatorio, che ha studiato un modello formativo ad hoc da introdurre nelle scuole del territorio scelto, così da portare nelle aule moduli efficaci di formazione e informazione sull’Unione Europea, sulle Istituzioni europee e sui valori fondamentali dell’Unione. «La numerosa e interessata partecipazione dei ragazzi all’evento di oggi ci gratifica e ci rende ancor più consapevoli dell’importanza che può avere una corretta e approfondita comunicazione su uno dei temi maggiormente dibattuti negli ultimi mesi», ha dichiarato Victor Massiah. «Riteniamo sia opportuno e utile per lo sviluppo del nostro paese condividere, senza demagogia, con i ragazzi alcuni argomenti fondamentali quali la permanenza nell’euro, le dinamiche demografiche e di immigrazione a supporto della crescita e l’importanza dello scambio interculturale con gli altri paesi». 


12.4.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

US strikes Syria: Frattini talks to RT International

US strikes Syria: President Frattini talks to RT International 



Source: RT International
Rome, 10 April 2017


12.4.17 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Azzeccata la mossa di Trump in Siria (ma ora non si cacci Assad). Intervista di Franco Frattini a Formiche

Conversazione di Formiche.net con Franco Frattini, presidente della Società italiana per l'organizzazione internazionale (SIOI) e già ministro degli Esteri. 
Cristiana Rizzo 


“Dal suo punto di vista, Trump ha azzeccato pienamente la mossa in Siria. Ma non si può immaginare di cacciare Assad, perché si sa che la potenza militare di Assad esiste”. Parola di Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (SIOI) e già ministro degli Esteri, sull’attacco missilistico americano in Siria del 6 aprile, seguito al bombardamento con agenti chimici nel nord del paese costato la vita a oltre 80 civili. 

 “LA REAZIONE DI TRUMP ERA NECESSARIA” 
“Quella del presidente americano era un’azione inevitabile ed è stata coerente con quanto aveva detto molte volte: quando sarebbe stato in ballo un interesse prioritario dell’America, lui avrebbe agito”, dice Frattini. Un’azione necessaria anche a fronte del disimpegno dell’America in Medio Oriente, che con Obama aveva annacquato il proprio ruolo storico di guida e di indirizzo, aggiunge l’ex ministro degli Esteri: “Era indispensabile che Trump desse questo messaggio per rientrare in gioco, per far capire che d’ora in poi gli Stati Uniti si riprenderanno il proprio posto e vorranno mantenerlo. Questo ha subito portato ai complimenti della Arabia Saudita, della Turchia, di Israele. Dal suo punto di vista, Trump ha azzeccato pienamente questa mossa”. Un segnale che probabilmente sarà l’ultimo: “Credo che non ci saranno altre azioni, questa è bastata ad Assad e a Putin, che lo tutela, per capire che cose del genere non devono succedere più”. 

PERCHÈ NON C’ERANO LE CONDIZIONI PER UNA RISOLUZIONE ONU 
Perché non si è atteso una risoluzione dell’Onu? “Non ci sarebbe stato il tempo – risponde Frattini – e inoltre avrebbe influito il peso della Russia e della Cina (il presidente Xi Jinping peraltro era ospite nel resort di Trump in Florida, per il loro primo incontro ufficiale, ndr)”. Probabilmente, però, Trump ha dato una forma di preavviso ai due paesi, continua Frattini: “Non è un caso che nessun soldato e nessun aereo russo siano stati colpiti, mentre probabilmente in quella base militare i russi c’erano. Poi però ha agito, altrimenti sarebbe stato coinvolto il Consiglio di sicurezza e tutto il mondo lo avrebbe saputo”. Aver scavalcato l’Onu, inoltre, dimostra nei fatti ciò che Trump ha sempre detto: che la considera un’istituzione debole. “Non ha aspettato le Nazioni Unite, perché le ritiene incapaci di prendere decisioni rapide, che invece sono necessarie. Un’altra conferma di un atteggiamento in politica estera che mi sembra ragionevole”. L’Onu, adesso, dovrà dimostrare di adottare una risoluzione al Consiglio di Sicurezza, agire velocemente e far riprendere il negoziato politico: “un negoziato che solo potenze globali possono condurre, quindi Russia, America, Turchia, Arabia Saudita e Iran. Questi cinque paesi sono gli unici da cui può venir fuori un risultato per la Siria”. 

TRUMP, ISOLAZIONISTA A INTERMITTENZA 
Trump non sarà il poliziotto globale come voleva essere Bush, ma interverrà laddove vedrà minacciato l’interesse del suo paese: “È interventista quando gli interessa – secondo Frattini – In questo caso c’è una strategia politica di medio e lungo termine: se si lascia passare il messaggio che il presidente americano minaccia un dittatore sanguinario per l’uso delle armi chimiche e poi non succede niente, il discredito della amministrazione è evidente, quindi Trump ha fatto bene a operare senza investire il Congresso, altrimenti sarebbe finita come con Obama, cioè con un nulla di fatto”. 

IL BOMBARDAMENTO, UN MESSAGGIO AI SUNNITI, A ISRAELE E ALLA COREA DEL NORD 

L’attacco americano è stato un segnale diretto a tutti, in primis alle potenze sunnite, che peraltro si sono congratulate, Turchia, Emirati, Arabia Saudita, Egitto e poi a Israele: “Una volta che questo dialogo, ormai aperto, tra Russia e Israele si è consolidato, Putin, tre giorni fa, ha addirittura dichiarato che riconosce Gerusalemme ovest come capitale dello stato ebraico. Quindi siamo di fronte a un messaggio agli israeliani, un messaggio forte ai sunniti, e sul fronte opposto si dice con chiarezza all’Iran, che sostiene Assad, che non sarà tollerato il superamento della linea rossa”. Ma anche dalle parti della Corea del Nord dovrebbero drizzare le antenne: “Il dittatore coreano che sta lanciando i test missilistici nucleari, con questa azione ha avuto la prova che se Trump decide di intervenire, procede. E sicuramente la Corea del Nord è un altro terreno estremamente delicato, che con la Cina e il Giappone, rappresenta un grandissimo pericolo”. 

LA POSIZIONE DELL’ITALIA 
“Condivido in pieno la posizione dell’Italia, che ha giudicato proporzionata la reazione degli Stati Uniti”, dice l’ex ministro. “Anzi sono sicuro che il nostro paese, che quest’anno è membro del Consiglio di sicurezza, si batterà perché riprenda subito il dialogo politico. Questa azione che ha distrutto la base militare siriana, non vuol dire la fine del negoziato, anzi verrà seguito dalla ripresa delle trattative”. 

LA DESTITUZIONE DI ASSAD DEVE ESSERE UN RISULTATO DEI NEGOZIATI 
“Non si può immaginare di cacciarlo via, perché si sa che la potenza militare di Assad esiste, quindi la cosa più ragionevole, che lo stesso Trump ha detto in modo molto pragmatico e serio, è che Assad è il presidente della Siria e dobbiamo fare i conti con lui, con l’obiettivo che il negoziato politico porti alla sua uscita di scena. Se invece si parla di cacciata di Assad come precondizione, come sosteneva Obama, si resta nel nulla di fatto degli ultimi cinque anni, altro errore di Obama che Trump non farà. Quindi il prossimo passo sarà la ripresa dei i negoziati di Astana, a cui gli Stati Uniti dovranno dare un impulso molto più forte”. 

COME EVITARE CHE IN SIRIA SI ARRIVI AL CAOS LIBICO 

Il pericolo che la Siria diventi una seconda Libia si può scongiurare in primo luogo continuando a colpire con decisione le principali organizzazioni terroristiche, senza fare distinzioni: “Espugnando Raqqa in primo luogo e colpendo Al-Qaeda, Al-Nusra e Daesh. Al tempo stesso mantenere un contatto permanente fra America, Russia, Turchia, Arabia Saudita e Iran. Se questo contatto continua o riprende a funzionare, c’è la possibilità di una soluzione di lunga durata”. D’altra parte lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ieri ha affermato che non sosterrà Assad a ogni costo.


8/4/2017 

10.4.17 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Missili sulla Siria- Trump scende in campo: Intervento di Franco Frattini a Studio24

Fonte: Studio24
L’attacco alla base militare siriana messo in campo da Donald Trump cambia gli equilibri della guerra siriana, giunta al sesto anno di combattimenti. Immediate le reazioni della cancellerie mondiali, con Mosca che parla di aggressione a uno Stato sovrano. 
Di questo abbiamo parlato con due ex ministri degli Esteri del governo italiano, Franco Frattini, Massimo D’Alema e con il direttore della Stampa, Maurizio Molinari, e i colleghi Andrea Raineri de Il Foglio e la nostra inviata Lucia Goracci. Conduce Roberto Vicaretti. 



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ONE ARCTIC - Official Video


I am glad to present "ONE ARCTIC - Official Video".
#OneArctic is the international youth simulation of the Arctic Council organized by the Italian Society for International Organization (SIOI – UNA Italy) in partnership with the United States Diplomatic Missions in Italy
The simulation will take place in Rome from the 2nd to the 5th of May 2017 at SIOI and at the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation.
Online registration is available at WWW.ROMUNSIOI.ORG
Enjoy and Share!



24.3.17 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Italia-Azerbaigian, Frattini (Sioi) a “Nova”, ad aprile evento per celebrare “relazioni bilaterali eccellenti”

Speciale infrastrutture: Italia-Azerbaigian ad aprile evento alla SIOI per celebrare "relazioni bilaterali eccellenti.


Roma, 23 mar 18:00 - (Agenzia Nova) - La Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi) sta organizzando un “importante evento” per celebrare il venticinquesimo anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e Azerbaigian.
Lo ha detto in un’intervista ad “Agenzia Nova” il presidente della Sioi, Franco Frattini, che la scorsa settimana si è recato in Azerbaigian dove ha partecipato a vari eventi, fra cui la quinta edizione del Global forum di Baku. “Quando ho incontrato il ministro degli Esteri Elmar Mammadyarov mi ha detto che sarebbe felice di recarsi a Roma e credo che questo avverrà il 21 e 22 aprile e gli ho detto che potremo presentare insieme una mostra fotografica che ricordi i 25 anni delle relazioni diplomatiche bilaterali che coincidono con l’indipendenza dell’Azerbaigian. In quell’occasione lui terrà alla Sioi una lectio magistralis su vari temi e sul ruolo dell’Azerbaigian nello scenario internazionale. Quindi combiniamo una presenza istituzionale di un ministro degli Esteri con la celebrazione di un venticinquennale bilaterale fra Italia e Azerbaigian”, ha detto Frattini. 

Le relazioni fra Italia e Azerbaigian d’altronde, prosegue il presidente della Sioi, “sono eccellenti, sia sul piano bilaterale che multilaterale. Sul profilo bilaterale economico siamo saliti molto nella classifica dei partner dell’Azerbagian anche perché l’importante accordo che abbiamo siglato sul gasdotto Tap che collegherà il paese alla Puglia ci ha messi in una posizione di assoluto prestigio nei rapporti bilaterali”. Frattini spiega che durante la sua visita della scorsa settimana “lo stesso presidente Ilham Aliyev ha mostrato a conoscere gli ultimissimi sviluppi dell’azione dell’Italia per attuare il progetto, giunto ora alla fase più delicata, quella che sempre in queste situazioni, provoca qualche reazione locale”. In questo senso Frattini ha ricordato che le autorità italiane stanno lavorando per risolvere le ultime problematiche emerse. “Bisogna spostare degli alberi e il governo sta proteggendo il cantiere. Questi alberi saranno spostati senza danni e ovviamente ci saranno delle compensazioni per le popolazioni della zona. Peraltro l’arrivo del terminale del gasdotto sarà assolutamente a zero impatto ambientale perché si tratta di gas, materiale per nulla inquinante, quindi tutte le valutazioni del governo italiano sono positive”, spiega l’ex ministro degli Esteri. 

Italia e Azerbaigian, tuttavia, oltre al comparto energetico possono collaborare anche in altri settori. “Abbiamo una tradizione molto importante di lavoro e collaborazione sul piano culturale, dove l’Italia ovviamente eccelle. La first lady e ora vicepresidente dell’Azerbaigian, Mehriban Aliyeva, che ho avuto modo di incontrare a Baku, mi ha detto che si occupa dei settori affari sociali, giovani, povertà e cultura”, spiega Frattini, secondo cui “ovviamente sapendo che la first lady è stata spesso a Roma e ha guardato con favore a dei progetti culturali italo-azeri, le ho rinnovato l’interesse ad avere un’ulteriore collaborazione per quanto riguarda il settore culturale”. L’Azerbaigian, secondo il presidente della Sioi, è “infatti uno dei paesi più aperti dal punto di vista culturale nella regione: un paese multiculturale, multireligioso e multietnico e con cui l’Italia lavora molto bene”. Ovviamente ci sono anche altri comparti che offrono opportunità di cooperazione. “L’Italia sta puntando molto sull’industria di alta tecnologia, di cui siamo fieri, e che ovviamente per l’Azerbaigian è importante acquisire”, spiega Frattini, ricordando che “è un paese che sta crescendo moltissimo” e in questo senso ance ci sono delle opportunità anche per “il settore delle costruzioni”. 

La capitale Baku, prosegue il presidente della Sioi, “ogni volta che ci si va presenta qualche sorpresa positiva, quindi le aziende italiane possono offrire moltissimo”. L’Azerbaigian, d’altronde, è un paese in grandissima crescita e, come ricorda Frattini, l’Italia “ha assistito negli ultimi anni a questa crescita del paese” e ha provato a inserirsi, come conferma “la recente missione imprenditoriale guidata dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda”. (Les) © Agenzia Nova -



24.3.17 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Frattini al Global Forum di Baku sul Futuro dell'Europa: il progetto europeo va rilanciato dal punto di vista politico

Baku, 17 marzo 2017

Ue: Frattini, celebrazioni anniversario Trattati di Roma occasione per rilanciare progetto europeo
Le celebrazioni per il 60mo anniversario per i Trattati di Roma che si terranno il 25 marzo sono un’opportunità per rilanciare il progetto europeo, che è ancora vivo, ma va rilanciato dal punto di vista politico. Lo ha detto il presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), Franco Frattini, in un’intervista a “Eurasia Diary” a margine dei lavori del quinto Global forum di Baku, in Azerbaijan. L’Ue, secondo Frattini, “non può essere un semplice unione intergovernativa, ma un’unione politica perlomeno in alcune aree specifiche: difesa e sicurezza; rafforzamento dei mercati economici; gestione del fenomeno migratorio e della crisi dei rifugiati”. C’è bisogno, a detta del presidente della Sioi, “di un’unione politica piuttosto che un’unione burocratica ed economica”.

Italia-Azerbaigian: Frattini (Sioi), rapporti bilaterali eccellenti

I rapporti fra Italia e Azerbaigian sono eccellenti. Lo ha detto il presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), Franco Frattini, in un’intervista a “Eurasia Diary” a margine dei lavori del quinto Global forum di Baku, in Azerbaijan. “Stiamo attuando il progetto del gasdotto transadriatico (Tap) e stiamo risolvendo le ultime questioni tecniche. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, nei giorni scorsi si è recato a Baku e ha discusso con le autorità azere assicurando loro che il progetto va avanti”, ha detto Frattini sottolineando che si tratta di un obiettivo “molto importante”. Inoltre abbiamo una tradizionale cooperazione commerciale e culturale: la first lady e vicepresidente azera, Mehriban Aliyeva, si reca spesso in Italia e promuove diverse iniziative per celebrare la cultura azera”. Frattini ha inoltre annunciato che “organizzerà insieme al ministero degli Esteri azero un evento per commemorare il 25mo anniversario dell’indipendenza azera che si terrà ad aprile” a conferma delle “molte iniziative che rafforzano l’intensità della nostra cooperazione”.


Ue: Frattini al Global forum di Baku, Europa a più velocità crea condizioni favorevoli a tutti i paesi membri

Il modello di “Europa a più velocità” crea delle condizioni favorevoli per tutti i paesi membri. È quanto affermato dal presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi), Franco Frattini, nel suo intervento a un panel dedicato al futuro dell’Europa che si è svolto durante i lavori della quinta edizione del Global forum di Baku, in Azerbaijan. In merito all’importanza delle attività di politica estera, Frattini ha sottolineato anche l’importanza di rafforzare la cooperazione fra i mercati nazionali. Il presidente della Sioi ha parlato poi della questione migratoria, che colpisce soprattutto il Meridione, e ha sottolineato che “Italia, Malta e la Grecia non sono in grado di risolvere autonomamente”, e ha specificato che “le singole fasi del modello di condivisione”, potrebbero non essere sufficienti e per questo è necessario “gestire l'immigrazione a livello europeo”.

Fonte: Agenzia Nova

17.3.17 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Foreign Minister Elmar Mammadyarov received Mr. Franco Frattini, former Foreign Minister of the Republic of Italy

Foreign Minister Elmar Mammadyarov received Mr. Franco Frattini, former Foreign Minister of the Republic of Italy, who is attending the 5th Global Baku Forum. 

The sides recalled that this year marks the 25th anniversary of establishment of diplomatic relations between Azerbaijan and Italy and noted that high-level partnership on various fields of cooperation has been forged throughout these years. Both sides, particularly pointed out cooperation in the field of economy, and in this regard emphasized the regional importance of TAP project. 

Furthermore, exchange of views was held on current developments and perspectives of Azerbaijan and European Union relations. At the meeting the interlocutors also discussed regional and global issues of mutual interest. 

Baku, 16th March, 2017
Source:
http://mfa.gov.az/news/909/4773

16.3.17 | Posted in , , , , , , , | Continua »

COMMISSIONE ESTERI: Strategia italiana per l’Artico, audizione Frattini, presidente Società italiana per organizzazione internazionale

Mercoledì 15 Marzo 2017 ore 08:30 

COMMISSIONE ESTERI - Strategia italiana per l’Artico, audizione Frattini, presidente Società italiana per organizzazione internazionale 

Alle ore 8,30 la Commissione Esteri, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla strategia italiana per l'Artico, ha svolto l'audizione del presidente della Società italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi), Franco Frattini.



Fonte: WebTV, Camera dei Deputati 

http://webtv.camera.it/evento/10761

15.3.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

L'Italia verso la progressiva dismissione degli animali dai circhi con il futuro Codice dello Spettacolo dal vivo

L’Italia verso la progressiva dismissione degli animali dai circhi con il futuro Codice dello Spettacolo dal Vivo 
Evento promosso da LAV in collaborazione con ADi (Animal Defenders International) 

Mercoledì 15 marzo 2017 - Orario 15.15-19.30 
Sala degli Atti Parlamentari Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” Piazza della Minerva, 38 - 00186 Roma
Workshop, a seguire film documentario Lion Ark 
I circhi con animali e le implicazioni relative alla veterinaria, l’etologia, la sicurezza pubblica e la riconversione ad attività senza animali. Uno sguardo al superamento dei circhi con animali in Europa e Sud America. 

Ore 15.15-18.00 
Apertura dei Lavori 
GAIA ANGELINI, Responsabile area animali esotici LAV, interviene sul Disegno di Legge 2287- bis sul Codice dello Spettacolo e la progressiva dismissione dei circhi con animali all’esame della Commissione Cultura del Senato della Repubblica. 

Modera: CRISTINA NADOTTI, giornalista de La Repubblica 

Intervengono: PROF. STEPHEN HARRIS, Scuola di Scienze Biologiche, Università di Bristol (Regno Unito) 
DOTT.SSA CARLA BERNASCONI, Vice Presidente Federazione Nazionale Ordine dei Veterinari Italiani (FNOVI) 
DOTT. SERGIO VISTARINI, Ricercatore, Istituto di Ricerca CENSIS 
DOTT.SSA ILARIA DI SILVESTRE, Leader programma animali esotici, Eurogroup for Animals (Bruxelles) 
DR. JAN CREAMER, Presidente ADi (Animal Defenders International) 

Domande dal pubblico 
Interpretazione simultanea inglese-italiano-inglese disponibile durante il workshop 

Ore 18.15-19.30 Pluripremiato film documentario Lion Ark, prodotto da ADi, sulla dismissione dei circhi con animali in Sud America (lingua inglese con sottotitoli in italiano)



14.3.17 | Posted in , , , , , , , | Continua »

Ferdinando Rollando: Il racconto di un istante

Nando: 4 marzo 1962 - 9 luglio 2014 



Ferdinando Rollando, per noi amici "Nando è scomparso nel luglio 2014 tra quelle montagne "di oro zecchino" che lui amava così tanto.

Oggi nel giorno del suo compleanno voglio ricordarlo ancora e condivido con emozione il video realizzato per lui dal fratello.



"Il tempo mi ha inseguito a lungo e non mi ha mai trovato. Avevo scattato una foto per ogni minuto...
E guardavo sul ghiaccio il riflesso del cielo infuocato quasi che qualcuno l'avesse davvero creato..."
Ciao Nando, la nostra idea sopravviverà e "troverà la strada a un nuovo ritorno". Parola di un amico. Tuo e della montagna. Sempre.

Franco Frattini















Ma la neve ha mosso il sorriso
Luglio 2014


Che le nostre idee siano destinate a sopravviverci è ineluttabile. L’unica consolazione è che quasi sempre abbiamo fatto in tempo a fare la nostra parte nel metterle in piedi ed averle viste realizzate. Quasi sempre. E prego il Signore che accada anche questa volta per la storia e per l'idea di un amico che ancora speriamo di ritrovare.

Ho ritrovato nella mia casella e-mail un messaggio di un amico che da qualche settimana viene cercato nelle montagne che ama così tanto.

Un amico che, quell’idea, però ce l’aveva talmente nel cuore da trovare il tempo per scrivermene ancora meno di un mese fa. Il mio amico si chiama Ferdinando, la sua idea si chiama Alpistan. Ed ha già smesso di essere una semplice idea: è diventata un’eredità per chiunque creda che la pace nel mondo non passi solo attraverso le armi, ma anche attraverso l’alpinismo.

Ferdinando Rollando, per noi amici “Nando”, ci ha sempre creduto; facendo della sua passione un dono straordinario di pace e amore verso i popoli meno fortunati. Un valdostano nella valle dei Buddha per insegnare a sciare a uomini e donne afghane. Un’idea temeraria a pensarci. Ma con un obiettivo ambizioso: quello formare un nucleo di istruttori locali capaci di rilanciare il turismo invernale in una delle regioni più affascinanti dell'Afghanistan


Nel 2011 nasce il progetto Alpistan con l’introduzione dello sci a Bamyan, a 230 chilometri da Kabul, laddove nel 2001 i talebani avevano distrutto le statue giganti, una delle meraviglie costruite dall’uomo. Rollando, direttore del progetto, riesce a far partire, praticamente dal nulla, grazie all’Agha Kahn Foundation, un’agenzia turistica privata e una stagione invernale con 200 giornate di sci. Lo sci – come mi diceva Nando “non è certo la priorità per gli afghani, ma la neve ha mosso il sorriso”. E tanto gli bastava per andare avanti e non mollare. 


Con una semplice e-mail all’epoca mi scrisse e mi chiese materiale sul Paese. Ricordo che in quel periodo eravamo impegnati nelle campagne di promozione del sito dell’Unità di crisi, “Viaggiare Sicuri” che si propone di sconsigliare viaggi particolarmente “irresponsabili” in zone considerate a rischio. Mi chiesi se quel ragazzo non andasse fermato subito. L’istinto mi disse di ascoltarlo. E feci bene.

Ricordo ancora il giorno in cui arrivò in Farnesina per la prima volta. Non si formalizzò all’idea di avere un incontro al Ministero degli Affari Esteri presso gli uffici del Ministro. Si presentò come se stesse per partire: pantaloni da escursionista, scarpe da trekking e zaino sulle spalle. Lui la montagna non la lasciava mai a casa. 

Chiesi a Fabrizio Romano, all’epoca responsabile dell’Unità di crisi e ad Elisabetta Belloni, in quegli anni alla guida della Cooperazione Italiana, di avere un parere in proposito. Ne risultò che il turismo poteva essere uno strumento di diplomazia economica, ma soprattutto un tramite per i progetti di educazione e di emancipazione della donna messi a punto dalla Farnesina per l’Afghanistan. Peraltro, si era conclusa da poco la presidenza italiana del G8, dove il cosiddetto “AfPak” era tra le priorità della nostra agenda.
La dimostrazione che ci avevamo visto giusto sarebbe arrivata di li a poco. Nando riuscì a far sciare bambini, uomini e donne “emancipate”. Aveva portato calore e sorriso su quelle gelide montagne. Da quel giorno nacque non solo una bellissima collaborazione tra Rollando e la Farnesina, ma soprattutto una sincera amicizia tra due persone che possono stare ore ed ore a parlare di montagna senza mai annoiarsi. 

Ho conosciuto Nando con una mail. Ma chi avrebbe mai pensato che ne avrei trovata un'altra qualche giorno prima di imbattersi nell'ennesima scalata del Monte Bianco da cui ancora non è tornato. Nando mi scrive e torna alla carica su Alpistan: “Caro Franco, la costruzione di un Afghanistan più libero e più moderno è cosa per montanari moderati, come tu ed io. Il successo dipende dal nostro impegno, dal mio e il tuo, ideatori, e da quello di tre amici (copiati in questa mail) che si sono detti disponibili a impegnarsi per costruire in Italia e in Europa quella ONG destinata alla montagna che ci vorrebbe, con la solidità giusta… Con voi quattro, ai vostri ordini, sarei pronto a dedicarmi a tempo pieno alla ripartenza di Alpistan, dal mese di ottobre. Prima devo “ricaricare le batterie”. Ho scalato solo già due volte il Monte Bianco, mi ce ne vorranno almeno venti, per essere in grado di seguirvi o di anticiparvi sul percorso che decideremo insieme”. 

Caro Nando, la nostra idea sopravviverà, spero tanto insieme a te. Non è una promessa, ma una certezza. Parola di un amico. Tuo e della montagna.







4.3.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Vienna 28 February, 2017 : The EU Agency for Fundamental Rights turns 10






















These are difficult times for human rights. To mark its 10th anniversary, the EU Agency for Fundamental Rights is hosting a discussion to take stock of the human rights successes in the European Union over the last decade and at the same time consider the enormous challenges before us. 



Symposium: Are we facing a crisis of#rights in the #EU today?

Speech delivered by Franco Frattini 

Ten years ago when – in my quality of Vice-President of the European Commission - I had the honor to celebrate the birth of the European Agency for Fundamental Rights here in Vienna, I said very clearly that fundamental rights are a pillar for the European identity. I even added on that occasion that, if Europe forgets or does not adequately consider the defense as well as the promotion of the fundamental rights of people, Europe becomes an entity without head or heart. 

2007 was a year in which Europe was permeated by enthusiasm towards a greater integration. I remember that at that time I worked for the enlargement of the Schengen area of free circulation of people; we prepared to recognize the visa-free freedom of movement for citizens of the Western Balkan countries. And, obviously, with the Agency for Fundamental Rights we intended to mark a further step towards the better consolidation of that identity of our common European home. 

Today, to answer the question giving the title to our symposium, I must say that unfortunately a crisis of rights - or rather a crisis of the promotion and protection of fundamental political rights - exists. 

There are many factors which have led to a deterioration of this positive tension to non-negotiable rights of the human person over the years. Certainly, the unprecedented crisis gone through the economies of all the EU countries and not just the European countries, has created such conditions that caused that economic and social tensions and government reactions addressed towards mechanisms and actions based on protection, selfishness, and sometimes resurgent nationalism, within the various countries. All that, certainly has resulted in a situation of closing instead of opening. National self-interest, often determined by an economic crisis or by disputes between the governments of the capitals and the Brussels institutions, certainly did not help the path that we had started in 2007, when -with many illusions and many hopes - we thought that Europe could really make progress along the path of political integration, and not only of economic and monetary union.

The explosion of the migratory crisis and the plight of refugees, have worsened a situation in which national policies have declared themselves against the common European action aiming at shared policies of welcome, integration and certainly respect of the laws against those who had violated them. 

On the contrary, we have assisted to a run-up towards closure: the closure of the borders, which gave raise to questioning the extraordinary achievements of the free circulation granted by the Schengen Treaty; closures by means of walls that some countries have built and are still building; closure through the stubborn refusal to accept solidarity in the distribution of immigrants and refugees among all the European Union countries proportionally to the possibilities of each one. 

This atmosphere certainly has not helped the reaffirmation of some pillars of the European identity such as respect for the dignity of every woman, of every man and, of course, every child, as already mentioned. 

There have been initiatives taken by individual countries: the generosity of Germany; the historic opening of Italy, at first alone in facing the phenomenon of migration, and today luckily accompanied by a greater attention of the European institutions. Next to that, however, we have seen the closure of countries that, because of historical and cultural traditions, we would have preferred being closer to the solution of a common European policy, rather than involved just in national policies of closure and rejection. 

I know that, when we speak of the promotion and protection of fundamental rights in matters such as immigration and asylum policies, there are political forces that take the opportunity to counter Europe, solidarity policies, and reception policies. They even excite the feelings, the popular feelings, maybe those of poorer population categories that are most exposed and vulnerable, to obtain closure policies that governments often follow just to avoid losing electoral consensus at home. 

When the national political parties and political forces aiming at seeking consensus and votes are to the detriment of non-negotiable fundamental rights of the human person, however, I believe that all of us would have the duty to remember that we are not talking about numbers, but about human beings. 

It is clear then that, in addition to the fundamental rights of vulnerable people who are often victims of human trafficking by horrible criminal organizations, there are also the non-negotiable fundamental rights of those who have been, are, or may be, victims of other barbarities of the twenty-first century, next to the smuggling: the barbarity of terrorism. 

It is clear that the barbarism of those who kill in the name of God - that in my opinion blaspheme the name of God, because no religion should ever encourage the killing of innocent people - well, the savagery of terrorism must be fought strongly, with inflexible rigor, with the cooperation within Europe and outside Europe, because here the most important right of all is at stake: everybody’s right to life, one’s right not to blow up because of a bomb placed in a disco or in a subway. 

And then there are the rights of girls and children which are still terribly exposed to the threats of our time: those groups to which I devoted, as European Commissioner, the European Charter on the Rights of the Child, to face violence, kidnapping, traffic, and the horrible sexual exploitation, are particularly vulnerable. These rights today require even an increased security. I do not think that today for those rights there is a sufficient protection, or at least a protection adequate to the one that Europe, land of the fundamental rights, should be able to guarantee. 

Those threats, those attacks against fundamental rights, are further aggravated in the digital world, when the great opportunity of the opening to the rest of the world in real time, through the internet, through the networks, which are now available to billions of people throughout the world, show the other side of the coin as the great danger, the great penetrability of these networks by and in favor of unscrupulous criminal organizations and to the detriment of vulnerable groups that sail on these networks, for example children. Although as a man of the institutions I have always resisted against the idea of censorship over the access to networks, I think that today we need a further protection for network users: a protection able to uproot sites, links, networks praising terrorism, which make propaganda or recruiting, that teach how to build bombs, or, dramatically, what happens nowadays, the great paedophile networks through the internet, which attract young people and children in absolutely horrible traps. 

I think we should strongly reaffirm the concept of education and culture of fundamental rights. An education and culture which must start from schools, from younger pupils, to educate them to a culture of respect for the others’ rights and the awareness of their own rights and duties. I stress the word “duties”: there are not only rights, but there is a balanced position that anyone who wants to live in a democratic society has to maintain. 

When I was the European Commissioner and Foreign Minister of my country, I fought a lot for the right to profess one's faith. This is another fundamental right: it is a right which must be granted to all of us, that the General Assembly of the United Nations has solemnly recognized, and that cannot be translated into the possibility of professing one’s faith only privately, at one’s home. I think of a fundamental right to profess one’s faith through places of worship, and then for us - for me as a Christian - the right to express my faith freely, even where most of the population does not belong to the Christian religion, as obviously among the Muslim, Islam, and when in contact with other religions that are professed in the world. 

In Europe, we still face real problems of anti-Semitism, and Islamophobia. We have real problems affecting believers of the great monotheistic religions, like Jews or Islamic people, who instead have the right to be respected, in the difference of points of view but also in the name of what unites us. I believe that education religious leaders should give to believers is precisely to find what unites us: the right to life, the dignity of every person, equality between women and men. These principles are so fundamental that - based on the three great monotheistic religions – they should form a common basis on which I know well how the European Agency – whose tenth anniversary we are celebrating - is engaged. 

My conclusion is that, nowadays, we certainly are facing an even greater challenge than the one we faced ten years ago. Over the years there has been distraction, there have been oversights, there have been other priorities that have passed through the European Union and the European Union member states. But it was a mistake. We cannot, and we must not, leave alone the Agency for Fundamental Rights of the European Union to fight its battle to promote and defend fundamental rights. It must be a greater effort of the institutions of the European Union, but above all we need a major effort by the Member States, because it is easy to blame Brussels when in the capitals political debate is between those who are unwelcoming and who is not welcoming others at all. Those are two forms of closure and one looks just which of the two should prevail, because we are afraid to say, very clearly, that the rights of the person cannot be defended and cannot be promoted with the closure, but with the inclusion. And I'm not naive. I know that there are parties that are increasing their fortunes on intolerance and closure policies. But if in the political concept there is a sense of nobility, that concept is the construction of an open – and not closed - society, where the right and duty are equally considered, and the state is nothing but the promoter of the development of the rights and the guarantor of the protection of every human person. 

I believe that ten years after the great moment of creation of this Agency, it is necessary to strongly repeat that a new European Humanism is needed again.   

In Italy we have known Humanism and the Renaissance in culture and art. Today, Europe needs a humanism and a renaissance, a rebirth of people's rights in which the individual human person, regardless of his passport, as a human being, has the right to be respected in his dignity and his humanity. 

Only this humanism, only this renaissance, will be useful to train young people and today's youngest people to live in a world that is not a world of constant clashes, is not a world where the strongest wins over the weak, in which the wall prevails on reception and on the bridges towards different cultures and civilizations, but a world - let me say that in conclusion - where the identities of all are respected. As an Italian and a European, I feel that my identity, my history, which is a Christian history, is a history of culture, is a Mediterranean history: it cannot and should not go back, cannot and should not disappear, but instead should meet with other cultures and identities. That is exactly the opposite of the message that the extremists, the radicals go on repeating around the world. 

When we see those horrible images of the black flag of Daesh hoisted above the Vatican, we must be sure you can answer, "Our identity is much stronger than your culture of death, and therefore the culture of rights and life will always win.

Only this conviction will enable Europe to continue to have a soul.


More info:
Programme of the Symposium

Watch the full event live via facebook live (link is external) from 15:45 CET.





28.2.17 | Posted in , , , , , | Continua »

Franco Frattini talks to RT International: Tribute to Vitaly Churkin

Franco Frattini talks to RT International remembering Churkin's diplomatic career.


Vitaly I. Churkin, the Russian ambassador to the United Nations, who represented his country through times of domestic tumult and rising tensions with the West, died on Monday morning while at work in Manhattan. He would have turned 65 on Tuesday. 

Vitaly Ivanovich Churkin was born in Moscow on Feb. 21, 1952. He held a Ph.D. in history and was a graduate of the Moscow State Institute of International Relations. He began his career in the Soviet era and quickly rose through his country’s diplomatic corps as the Soviet Union was opening up under Mikhail S. Gorbachev. He was a spokesman for the Foreign Ministry from 1990 to 1992, represented his country in peace talks in the former Yugoslavia, and became ambassador to Belgium and Canada before taking on the United Nations post in 2006. 


New York Times
20 February, 2017

 



22.2.17 | Posted in , , , , | Continua »

RUSSIA, L'AGO DELLA BILANCIA

Today – Russia, l’ago della bilancia – puntata 16 febbraio 2017 

La Russia di Putin è già un Paese cruciale negli equilibri mondiali, ma dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca rischia di assumere un ruolo decisivo in varie parti del mondo. Questo l’argomento della puntata di Today che approfondisce in particolare le politiche di Vladimir Putin: il suo forte nazionalismo, le sue mire imperialistiche, il suo pugno di ferro nei confronti del dissenso. 

Il reportage di Jacco Versluis racconta il conflittuale rapporto con l’Occidente che ne anima la politica estera, ma anche il clima di oppressione che caratterizza la politica interna. 

Per analizzare questi temi, nonché il ruolo dell’America e dell’Unione europea, con Andrea Sarubbi in studio Franco Frattini, presidente della SIOI e già ministro degli Esteri italiano. 



17.2.17 | Posted in , , , , , , , | Continua »

La Russia di Putin: ne parla Franco Frattini su TV2000



Forte nazionalismo, mire imperialistiche e un pugno di ferro nei confronti del dissenso.
Questa sera su Tv2000 si parlerà della #Russia di #Putin. Un Paese cruciale negli equilibri mondiali, ma dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca rischia di assumere un ruolo decisivo in varie parti del mondo. Appuntamento questa sera alle 23.40 su Tv2000 con Andrea Sarubbi e Franco Frattini presidente della SIOI e già ministro degli Esteri italiano.


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16.2.17 | Posted in , , , , , , | Continua »

Le Attività spaziali e la loro rilevanza strategica per il prestigio internazionale del Paese: il Documento di Visione Strategica 2016-2025”

SIOI E ASI Inaugurano la IX edizione del Master in Istituzioni e Politiche Spaziali 


In occasione dell’inaugurazione della IX edizione del Master in “Istituzioni e Politiche Spaziali”, il Presidente dell’ASI Battiston e il Presidente Frattini hanno parlato delle “Attività spaziali e la loro rilevanza strategica per il prestigio internazionale del Paese: il Documento di Visione Strategica 2016-2025” .
Il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, ha presentato il Documento di Visione Strategica 2016 – 2025 nel corso dell’inaugurazione del Master in Istituzioni e Politiche Spaziali organizzato dalla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, dall’ASI e dall’Istituto di Studi Giuridici del CNR. 

L’evento si è svolto il 14 febbraio presso la sede della SIOI. “Preparare le strategie per i prossimi dieci anni è uno degli aspetti più importanti del nostro lavoro visto che lo spazio investe una molteplicità di settori strategici”, ha detto Battiston. “E’ importante vedere tanti giovani – ha aggiunto – perché il mondo di oggi corre veloce e chi vuole lavorare nello spazio deve essere in grado di cogliere e magari precorrere i cambiamenti di questo settore straordinario, come sta accadendo nella space economy”. Franco Frattini, Presidente della SIOI, ha sottolineato l’importanza delle politiche europee dello spazio: “Gli Stati Uniti non avrebbero mai immaginato che l’Unione Europea sarebbe stata in grado di realizzare un’infrastruttura politicamente cruciale come Galileo, eppure è accaduto. “Lo spazio – ha aggiunto Frattini – è uno dei settori dove l’Italia fa sistema e consente di aiutare le strategie globali di sicurezza”. 

Giunto alla 9° edizione, il Master SIOI vuole dare una sistematicità ad un’area fortemente interdisciplinare, formando specialisti nelle politiche spaziali con competenze giuridico-istituzionali, tecnico-scientifiche e socio-economiche che possano operare, con funzioni di responsabilità, nelle Organizzazioni ed Istituzioni internazionali, Agenzie nazionali ed internazionali, Imprese ed Istituti di ricerca. 


16.2.17 | Posted in , , , , , | Continua »

Franco Frattini a RaiNews- Studio24 dibattito sulla politica estera : Appuntamenti a Washington e Bruxelles

Franco Frattini a Studio 24, 15 Febbraio 2017 




Primo confronto alla Casa bianca fra il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: un appuntamento importante per comprendere quale strategia intende portare avanti il presidente Usa sul Medio Oriente. Altro vertice atteso è quello di Bruxelles dove i ministri della Difesa della Nato si incontreranno per la prima volta con il nuovo capo del Pentagono, James Mattis. Da questi due appuntamenti siamo partiti nella puntata di oggi di Studio24. Nostri ospiti il presidente della SIOI, Franco Frattini, la professoressa Marina Calculli, il direttore de La Stampa, Maurizio Molinari e Raffaele Crocco, ideatore dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti giunto quest’anno alla settima edizione. 

 Conduce Roberto Vicaretti


Fonte: Studio24

15.2.17 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

La visita di Mike Pompeo (Cia) in Turchia. Fatti e analisi

La visita di Mike Pompeo (Cia) in Turchia. Fatti e analisi




Il direttore della Cia di nomina trumpiana Mike Pompeo giovedì è andato in visita in Turchia: il primo viaggio all’estero, proseguito poi verso l’Arabia Saudita, ha interessato due paesi strategici per la lotta la terrorismo e per l’influenza nel Medio Oriente (a Riad ha premiato con la Georg Tenet Medal il principe ereditario Muhammed bin Nayef per l’impegno contro il terrorismo).
LA TELEFONATA
L’incontro del capo dell’intelligence americana è stato deciso martedì durante una telefonata molto cordiale durata trequarti d’ora tra il presidente Donald Trump e il suo omologo Recep Tayyp Erdogan. Almeno stando alle informazioni ufficiali diffuse da Ankara, dietro alle quali c’è molto storytelling: e infatti media vicini al presidente come lo Yeni Safak dicono che tra le cose che si sono detti i due presidenti c’è stata la pianificazione per azioni congiunte al nord della Siria. Pompeo sarebbe andato ad implementare l’intesa. Quando intendono questo i turchi parlano dell’operazione Scudo dell’Eufrate, quella con cui i militari regolari appoggiati da alcune unità dei ribelli hanno liberato un’ampia fetta di territorio dall’infestazione dello Stato islamico.
AL BAB, RAQQA, GULEN
La battaglia ora è arrivata ad Al Bab, un città che è una roccaforte poco nota dell’IS ma che ha fatto da base alla divisione baghdadista che si è occupata degli attentati organizzati all’estero (come quello di Parigi). Il secondo tema della telefonata, e dunque anche dell’incontro, è stato l’estradizione di Fetullah Gulen, il nemico politico di Erdogan su cui pende l’accusa di organizzatore del golpe della scorsa estate. Gulen si trova in Pennsylvania, Ankara chiede da mesi il suo ritorno in Turchia, dove lo attende una punizione severissima. La pratica è stata finora negata dalla vecchia amministrazione Obama (cosa che ha inasprito i rapporti, insieme allo scarso impegno a sostegno della missione Scudo), ma adesso potrebbe essere ripresa in considerazione, anche perché Michael Flynn, il consigliere per la Sicurezza nazionale che in passato aveva interessi in Turchia e ora ha buon ascendente sul presidente, la vede come una specie di offerta da sacrificare sull’altare dell’alleanza.
L’ALLEANZA
La telefonata con Erdogan non è stata fra le prime fatte da Trump, e forse questo è già di per sé indicativo di come venga vista quest’alleanza, anche se la Casa Bianca nel resoconto ha definito la Turchia “un partner strategico e un alleato Nato”. È il solito gioco del dare/avere. Ankara fondamentalmente chiede a Washington maggiore vicinanza, da dimostrare con l’impegno su Al Bab e su Gulen: ma se il secondo pare anche minimamente probabile, è improbabile che gli annunci del governo turco a proposito dell’aumento del coinvolgimento americano fianco a fianco sul nord siriano siano altro che propaganda. Ankara dichiara che una volta presa Al Bab una coalizione turco-americana andrà diretta su Raqqa, che è la più conosciuta delle roccaforti dell’IS in Siriae si trova a circa duecento chilometri più a est. Il problema che rende questo percorso quasi impossibile è presto detto: gli Stati Uniti hanno confermato in queste prime settimane di presidenza di voler aumentare il proprio supporto alle Sdf, il nome politico di una milizia curdo araba che Washington sta usando comeboots on the ground per accerchiare Raqqa. Il piano è in uno stato avanzatissimo, e gli alleati americani stanno già circondando la città. In questa partnership non c’è spazio per i turchi, che considerano i curdi siriani terroristi e sono altrettanto detestati come trattamento di ritorno.
AVVICINARSI ALLA RUSSIA
Muoversi con i turchi però per Trump potrebbe avere il valore di un avvicinamento alla Russia (un altro dei possibili test per verificare se val la pena di impiantare futuri rapporti). Mosca fornisce collaborazione alla Turchia attraverso la copertura aerea (che però l’altro ieri non ha funzionato, e un buco di comunicazione terra-aria ha messo tre soldati turchi sotto le bombe russe: circostanza risolta con le condoglianze del Cremlino e con uscite laterali che mandavano un messaggio chiaro, la prossima volta state più attenti). Soprattutto Mosca ha il compito di tenere buono il regime e far accettare a Damasco che un nemico dichiarato come la Turchia mandi dei suoi soldati sul proprio territorio; non solo, perché quei soldati lavorano insieme a gruppi di ribelli che hanno come principale obiettivo la caduta del regime. Fino a che punto Trump deciderà di fidarsi?
LE COMPLICAZIONI
La situazione è complicata ad Al Bab. Sullo sfondo incongruenze di base: Charles Lister, ricercatore molto esperto sul conflitto siriano, dice di aver chiesto ad alcuni comandanti dei ribelli siriani che combattono insieme ai turchi cosa potrebbe succedere se le forze governative siriane, che si trovano a pochissimi chilometri da Al Bab dopo aver riconquistato Aleppo ad altri gruppi (anche alleati) di quegli stessi ribelli, dovessero entrare nei territori ripresi dalla Scudo. “Li attaccheremo, of course” è stata la risposta. E questo è il principale dei problemi: che ne sarà di quelle terre una volta che anche Al Bab sarà presa? La Turchia fa parte con Russia e Iran del terzetto che ha promosso l’iniziativa di Astana per cercare un accordo di pace in Siria: Damasco partecipa ai negoziati, ma non sembra interessata a cessioni di sovranità. Stante i fatti, per Washington potrebbe essere più facile diplomaticamente cavalcare, adesso, i curdi siriani piuttosto che l’offensiva turca anche in quest’ottica: un conto è difendere i diritti di un minoranza etnica che rivendica una qualche indipendenza (detto brutalmente: alla fine, per ragioni di ordine superiore, possono essere anche traditi) su un territorio non formalmente riconosciuto, un altro è mettersi a fare la guerra insieme a una nazione sovrana membro della Nato contro un alleato russo. Per questo da Washington i commenti sulla visita di Pompeo non sono usciti.

13.2.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

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