Il TEMPO Intervista a Franco Frattini

Sfogliando l'agenda dei temi di stretta attualità dalla crisi migranti al rapporto con l'Ue - non c'è capitolo che non abbia affrontato in prima persona...
Franco Frattini, ministro degli Esteri dei governi Berlusconi, ex vicepresidente della commissione europea, oggi è magistrato e presidente della Sioi.

Intervista a Franco Frattini - «Io di nuovo ministro? Meglio il magistrato» 
Parla Frattini «Il Cav mi rivorrebbe ma ho già dato. E al Consiglio di Stato i temi politici non mancano» 
di Antonio Rapisarda 















Onorevole buonasera... 
«Onorevole no, per cortesia!» 
Come allora? 
«Presidente di sezione del Consiglio di Stato. Questo è il mio mestiere. Ho sempre ritenuto che ciò che ci si guadagna con un concorso molto difficile, come quello per diventare prima magistrato e poi Consigliere di Stato, sia il titolo che si preferisce adottare. Onorevole uno se lo dice da solo, perché poi, insomma, nell'attività parlamentare ciascuno l'onorevolezza se la guadagna con le cose importanti che fa non con il titolo che gli viene affibbiato». 

Franco Frattini, ministro degli Esteri dei governi Berlusconi, ex vicepresidente della commissione europea, oggi è magistrato e presidente della Sioi. 
Sfogliando l'agenda dei temi di stretta attualità dalla crisi migranti al rapporto con l'Ue - non c'è capitolo che non abbia affrontato in prima persona già nella stagione più complessa del centrodestra italiano, in quel drammatico 2011. Tant'è che, pur nelle vesti di «osservatore esterno», sembra avere chiaro il percorso di un centrodestra "allargato" con cui sfidare e battere il centrosinistra renziano e scongiurare l'antipolitica al governo dei 5 Stelle. 

Di cosa si occupa oggi? 
«Presiedo una importante sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato che si occupa delle interdettive anti-mafia, cioè dell'infiltrazione mafiosa nell'economia. Giudichiamo poi su tutti gli appalti nel settore della sanità pubblica. Mi occupo anche di immigrazione, valutiamo i provvedimenti di espulsione e di diniego del permesso di soggiorno. Materie estremamente delicate». 

A proposito di questo. Lo sa che il suo accordo con la Libia, ai tempi del governo Berlusconi, è una misura rimpianta oggi da tutti? 
«Perché era una misura equilibrata. Nel 2010 firmammo un accordo non con la persona di Gheddafi ma con uno Stato sovrano. È chiaro che quell'accordo aveva un do e un des: noi offrivamo alla Libia un piano di cooperazione molto importante, avevamo promesso di fare una grande autostrada che univa Tripoli e Tobruk e in cambio noi avremmo ottenuto il blocco del flusso irregolare di migranti e la galera per i trafficanti di essere umani. Certamente quell'accordo viene rimpianto: credo che oggi debba essere rivitalizzato, come penso che il ministro Minniti stia cercando di fare». 

L'Italia sulla crisi dei migranti è sempre più sola nel mare "mostrum"... 
«La responsabilità gravissima è di questa Europa divisa, burocratica, m cui non c'è una leadership politica. La Merkel è una leader che fa gli interessi della Germania non dell'Europa. Gli altri non sono leader». 

Ci sono Macron, Gentiloni, ops, Renzi... 
«Macron è appena arrivato. In Italia ci sono state posizioni diverse. Dopo aver detto che gli immigrati li prendevamo tutti - il patto dell'operazione Triton ormai è sta to rivelato in tutte le sue caratteristiche - l'ex premier Renzi, quello che mise quella firma, oggi dice quello che dicevamo noi quando eravamo al governo. Cioè, li possiamo aiutare ma li aiutiamo con progetti di cooperazione nei Paesi di origine. Quindi, la frase "aiutiamoli a casa loro" che oggi pronuncia Renzi la dicevamo io, Berlusconi e Maroni. Cattivi e razzisti? Non era così: avevamo visto giusto». 

È un'invasione come dice Salvini? 
«Quando vediamo che in un fine settimana arrivano 5mila persone possiamo usare parole diverse: afflusso di massa, afflusso incontrollato...» 

Nel 2011 ci fu o no questo "golpe bianco" nei confronti dell'Italia? 
«La chiamerei convergenza di interessi anti-italiani, fotografata da quella scena indecente di Merkel e Sarkozy che si fanno una risatina quando viene nominato Berlusconi, primo ministro eletto dagli italiani. Quella scena dimostrò che c'erano degli interessi convergenti contro di noi, perché l'Italia si opponeva su questioni scomode. Avevamo dubbi sul Fiscal compact, sulla necessità di prenderci la Trojka in casa nostra. Ricordo il vertice di Nizza in cui Berlusconi si mise di traverso e tornò dicendo: "Ci vogliono far cadere..."». 

Se guarda oggi il centrodestra che cosa vede? 
«Una grande divisione di posizioni, sicuramente negativa. Però vedo che tanti cittadini normali, come il sottoscritto, che avevano votato il centrodestra e che forse lo voteranno ancora, tornano a preferire una soluzione moderata. Tutti le città dove si è vinto sono state conquistate perché i candidati sindaci erano delle brave persone, non politici di mestiere. Vedo, quindi, una grande divisione che porta alla vittoria solo quando diventa unione». 

Berlusconi che ruolo deve avere a suo avviso? 
«È un leader naturale che può dare una visione, un indirizzo. Non credo che sarà lui il prossimo candidato premier. Nei fatti, però, è la persona a cui coloro che votano centrodestra devono ancora guardare. Tra le posizioni di Salvini, condivisibili per molti aspetti ma che io non condivido per quanto riguarda l'uscita dall'Ue, ad esempio, e le posizioni di Forza Italia, che invece è molto ancorata al Ppe, alla fine Berlusconi può trovare una sintesi. Non in quanto prossimo premier ma perché è stato per tré volte il capo del G8, il presidente che ha fatto la sintesi tra i Paesi più grandi del mondo. Questo in politica conta. Insomma, è finito il tempo del ragazzo che soltanto perché ragazzine deve fare politica. L'esperienza e la competenza sono fondamentali». 

È per questo che Berlusconi pensa a lei come prossimo ministro degli Esteri? 
«Ho ringranziato personalmente il presidente per la sua cortesia. Io adesso mi occupo delle interdettive anti-mafia, mi occupo dell'immigrazione. Quando uno fa una cosa deve fare quella. Ho dato il mio contributo alla politica estera italiana e sono lusingato di questo riconoscimento. Credo che Berlusconi lo abbia fatto sapendo che abbiamo lavorato insieme e bene per ben undici anni». 

C'è chi invoca il "Macron" di centrodestra. Il Cavaliere pensa a Marchionne... 
«Stimo Sergio Marchionne ma ha detto di non essere disponibile. Non è che il Macron italiano nasce per investitura di qualcuno. Nasce su progetti credibili. E se, come spero, voteremo con un proporzionale il leader non sarà dichiarato prima, perché ogni partito propone una sua ricetta, ma dopo. Vedo una squadra, vedo persone che lavorano insieme, non vedo un'investitura preventiva». 

E un Nazareno lo vede? 
«Nazareno è ormai una parolaccia. Perché sa di inciucio, di porcherie tra Berlusconi e Renzi a danno degli elettori. Scorgo una serie di proposte su cui mi auguro ci possa essere una maggioranza più larga del centrodestra, perché ci sono alcuni esponenti nell'attuale centrosinistra che possono essere portatori di idee condivise. C'è Calenda che tutti riconoscono essere, e qualcuno l'ha anche tirato per la giacchetta nel centrodestra, uno che guarda davvero allo sviluppo, alla crescita. C'è un altro signore che fa il ministro degli Interni, che viene da una storia post-comunista come Minniti, che sull'immigrazione ha detto cose che ai tempi miei e di Maroni avremmo accettato. E, malgrado nella casa del centrodestra non sia molto amato, c'è Alfano che continua a dire cose che potrebbero essere apprezzate: se davvero il suo partito si metterà di traverso sullo ius soli - legge sbagliata e ideologica - dirà una cosa tutto sommato condivisibile per tutto il centrodestra». 


Intervista Il tempo





17.7.17 | Posted in , , , , , , | Continua »

Intervista a Formiche: L Italia può chiudere i porti alle navi delle Ong .Parla Franco Frattini

L’Italia può chiudere i porti alle navi delle Ong. Parla Franco Frattini 
di  Francesco Bechis













Le navi private delle ong non hanno nessuna legittimazione ad obbligare i porti italiani all’accoglienza”. Parola di Franco Frattini, attualmente presidente della Sioi, è stato ministro degli Esteri dal 2002 al 2004 e dal 2008 al 2011, entrambe le volte con Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Dal 2004 al 2008 è stato inoltre commissario europeo per la giustizia, la libertà e la sicurezza. 

Ecco la conversazione di Frattini con Formiche.net. 

Presidente Frattini, cosa pensa delle dichiarazioni di Emma Bonino, per cui sarebbe stato il governo Renzi a chiedere l’esclusiva sull’accoglienza ai migranti? 

Io non ero presente e non conosco i fatti, quindi non posso commentare se non dicendo che se davvero questa fu la decisione si trattò di una decisione sbagliata, perché già all’epoca si poteva percepire con grande chiarezza che l’Italia non era in grado di sostenere, come oggi dice il presidente Gentiloni, un flusso come quello che abbiamo davanti agli occhi. Sono stato il commissario europeo responsabile dei consigli GAI, spesso non c’è un documento scritto che chiude il consiglio. È possibile che ci sia stato un giro di tavolo, tenderei ad escluder
e l’assunzione di un impegno formale.

Secondo lei si trattò di una contropartita politica per chiedere più flessibilità a Bruxelles? 

Può essere che, in un pour parler politico, ci sia stata una contropartita per cui è stato detto all’Italia: voi potete spendere oltre il limite del debito pubblico e deficit, ma dovete fare il lavoro principale sui migranti. Solo chi era però presente può dire se è vero. Durante l’incontro di Tallinn sembra essere nato un asse franco-tedesco contro la solidarietà all’Italia. Si aspettava che i toni di Macron cambiassero in così poco tempo? L’incontro di Tallinn non è stato un vertice, ma un giro di tavolo informale. A Tallinn francesi e tedeschi hanno gettato la maschera, hanno detto la verità che nelle campagne elettorali non avevano potuto dire. La prima cosa che voglio dire su Tallinn è: onore al ministro Minniti, che si è ritrovato in uno contro ventisei. Secondo poi, abbiamo vissuto una pessima pagina in cui i membri dell’UE rispetto all’Italia non erano parte della stessa unione, ma controparte. Questi egoismi significano mettere sotto i piedi la solidarietà e i trattati europei. Eppure qualche giorno prima avevano tutti promesso vicinanza agli italiani… La sera stessa di Tallinn Macron ha detto che i porti francesi saranno chiusi, la Spagna la mattina dopo ha fatto lo stesso. Non appena il commissario Avramopoulos ha girato le spalle per andarsene si sono dimenticati di essere membri della famiglia europea. La Commissione europea si è rivelata del tutto irrilevante. Quando io da commissario presenziavo a un incontro e tornavo a Bruxelles non era immaginabile che gli stati membri facessero il contrario di quanto avevano promesso davanti a me. 

Mi sembra di capire che apprezza il lavoro di Minniti agli Interni.. 

Lo apprezzo molto, e apprezzo anche che abbia dichiarato che il limite all’accoglienza sta nella capacità di integrazione. Se i migranti devono essere buttati per le strade perché non c’è più posto, quello è il limite in cui bisogna chiudere i porti. 

Ma l’Italia può davvero chiudere i porti alle navi delle ong? 

Certo che può. Non può limitatamente alle navi ONU o di una missione internazionale come Triton, che è una missione europea. Ma le navi private delle ong non hanno nessuna legittimazione ad obbligare i porti italiani all’accoglienza. Certamente l’Italia può prendere una decisione, quando lo hanno proclamato i francesi e gli spagnoli nessuno ha osservato che non si può fare alla luce del diritto internazionale. 

E quando su quelle navi ci stanno i rifugiati? 

La verifica del titolo di rifugiati può essere fatta in mare. L’UNHCR può svolgere questa attività in due luoghi: o sulle navi in mare, o nei siti di partenza, istituendo centri di identificazione nei paesi di transito, come in Libia, in Marocco o in Egitto. Se sei un rifugiato perché vieni dall’Eritrea allora puoi partire, se vieni dalla Nigeria che è un paese ricco non sei un rifugiato, ma un migrante economico. 

Condivide la proposta di Minniti di un codice per le ong per regole certe e trasparenza? 

Si, è fondamentale per fugare quei dubbi su cui non mi pronuncio, perché c’è un’indagine in corso e sono stati espressi da un magistrato in attività che sta indagando. Chi fra le ong non accetta il codice solleva qualche dubbio e sospetto. 

Passiamo alla questione libica. Lei da ministro degli Esteri aveva firmato il Trattato di amicizia con la Libia di Gheddafi e gli sbarchi erano drasticamente diminuiti. La CEDU però ci aveva condannato per aver respinto i migranti in mare.. 

È molto curioso che quando abbiamo firmato il trattato di amicizia la Cedu se la prendeva con noi perché Gheddafi era un dittatore, adesso che ci sono i terroristi di Daesh tutti rimpiangono Gheddafi. 

Però fu il governo Berlusconi a dare l’ok per la partecipazione italiana ai raid in Libia..

L’intervento italiano in Libia era ormai inevitabile nel momento in cui i francesi avevano fatto partire gli aerei da combattimento. L’errore gravissimo fu quando all’inizio del 2012 gli Stati Uniti e l’Europa, nel baratro della crisi, hanno deciso di non occuparsene più. La Libia è caduta nelle mani degli estremisti e delle tribù. 

Oggi il governo di Tripoli è un interlocutore credibile per l’Europa? 

No, non rappresenta nulla. Io ho lavorato molto in Libia: non accadrà mai che un uomo della Cirenaica prenda ordini da Tripoli. È necessario che il generale Haftar sia convinto dall’Egitto di al-Sisi e dalla Russia di Putin a divenire il capo delle forze armate libiche e in cambio Tobruk converga con Tripoli. L’unica cosa che attualmente hanno in comune le due fazioni in Libia è la Noc, la compagnia petrolifera che estrae il petrolio e il gas sia dalla parte di Tobruk che da quella di Tripoli. Quella del governo di unità nazionale è una finzione: Haftar ha combattuto il terrorismo come nessun altro ha fatto, e ha alle spalle un gigante regionale, l’Egitto, e uno mondiale, la Russia. Lei pensi invece che la città di Tripoli ha la luce solo grazie a una centrale dell’ENI: altro che sovranità sull’intero paese. 

L’accordo fra l’UE e la Turchia di Erdogan per trattenere i migranti a Est è stato un errore? 

A me quell’accordo non è mai piaciuto perché sapevo cosa sarebbe successo. La Turchia lo voleva non tanto per i soldi, ma per qualcosa a cui tiene ancora di più: l’abolizione del regime dei visti. Esattamente quella che avevo concesso ai paesi dei Balcani quando ero commissario, e che fa la differenza fra il sentirsi vicino all’Europa o meno. Per ragioni che l’Europa ha voluto sempre nascondere quell’accordo sui visti non c’è mai stato, con una serie di pretesti che con i visti non c’entrano nulla, come il falso colpo di Stato e la violazione diritti umani. Per questo motivo Erdogan sta iniziando a minacciare di aprire il rubinetto della rotta balcanica. 

Ma non succedeva lo stesso ai tempi dell’accordo con Gheddafi? Qual è la differenza? 

L’accordo con la Libia fu positivo per due motivi. In primis sul piano simbolico, perché avevamo ripudiato il passato coloniale italiano, un gesto politico che nessun altro paese ha mai fatto. Secondo poi prevedeva la creazione di un’autostrada che avrebbe unito Tobruk a Tripoli, unendo aree deserte e creando condizioni per il commercio. In Turchia è diverso: se l’elargizione di denaro non si accompagna con il riconoscimento dei visti e della pari dignità della controparte, c’è il rischio che il rubinetto a Est si riapra.

10.7.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Italy Migrant Crisis - Live Interview: Franco Frattini talks to RT International

Europe proves completely useless in helping Italy to solve migrant crisis: Franco Frattini to RT International 











Italy, along with France and Germany have agreed to draw up a 'code of conduct' for charities operating rescue boats in the Mediterranean with the aim of bringing under control the growing influx of migrants. In the past few days alone, up to 12 thousand people have arrived in Italy from Africa, while more than 85 thousand have landed in the country since the beginning of this year.

Former Italian Minister of Foreign Affairs Franco Frattini joins RT to discuss this issue. He expresses his deep concern about the current migrant crisis defining it unsustainable. Italy's extreme response to this lack of solidarity should be closing the italian ports to NGO boats except the official UN Missions. 

 4th July 2017

   

Facts: An estimated 10,000 people are believed to have attempted the journey from North Africa in the past four days. More than 73,000 migrants have landed in Italy this year, an increase of 14% on the same period last year. The European Commissioner for Immigration, Dimitri Avramopoulos, met Italy's Mr Massari to discuss the crisis. "Italy is right that the situation is untenable," he said, adding that the country's management of the crisis was "exemplary". Prime Minister Paolo Gentiloni has accused other European nations of "looking the other way". (Source: BBC)


6.7.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Event: President Franco Frattini welcomed this morning the Saudi Information Minister, Dr Awwad al Awwad, for a friendly meeting

Event: President Franco Frattini welcomed this morning the Saudi Information Minister, Dr Awwad al Awwad, for a friendly meeting














Rome, 4th July 2017: President Franco Frattini welcomed the Saudi Information Minister, Dr. Awwad al-Awwad, to SIOI today to friendly discuss steps to promote stability, peace and prosperity throughout the world. 
The meeting focused on positive and common defense cooperation, counterterrorism, “zero tolerance” towards extremism and terrorism. They also explored ways to launch messages to the new generation about the importance of an interreligious dialogue. Religion is important but what is more important is tolerance and responsibility. They also agreed on the positive attitude of the Saudi Arabia towards the empowerment of women and young generations, and they convened in further implementing a joint cooperation between SIOI and the Saudi Arabia Government.

4.7.17 | Posted in , , , , , , , , , , | Continua »

Difesa europea: se non ora quando? La difesa europea e le sue implicazioni secondo l'ex Ministro Franco Frattini

Difesa europea: se non ora quando? 
La difesa europea e le sue implicazioni secondo l'ex Ministro Franco Frattini 
di Emanuele Cuda 
27 giugno 2017 



 «Abbiamo contato sul potere militare di altri troppo e per troppo tempo. È il momento di farci carico della nostra sicurezza» ha scritto in una lettera pubblicata poco tempo fa il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker. 

In un momento storico come quello attuale in cui sono molteplici le minacce, il tema della sicurezza è sentito come decisivo, non solo in campagna elettorale. Ci sono criticità che potrebbero essere meglio risolte se ci fosse una maggiore cooperazione. 

E’ in questa chiave che va letto il tentativo che l’ Europa sta tentando di mettere in campo negli ultimi mesi, come si è avuto modo di vedere il 9 giungo presso la Conferenza European Vision, European Responsibility, dove si sono susseguiti gli interventi del Presidente della Commissione Europea, dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e le Politiche di Sicurezza Federica Mogherini, il Vice Segretario Generale NATO Rose Gottemoeller, il Vice Presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen e alcuni rappresentanti del settore privato. Il tema della sicurezza è stato al centro anche dell’ ultimo Consiglio Europeo del 22 e 23 di Giugno. 

A far sentire come sempre più necessaria una maggiore integrazione su questo tema è stata, tra gli altri fattori, l’ elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti, il quale non ha nascosto la volontà di ricordare, come tra l’ altro ha fatto in occasione del primo vertice NATO di fine maggio, a tutti i Paesi europei che l’ impegno nel settore della difesa deve essere una priorità per tutti e non solo per gli USA. 

« La nostra collaborazione con la Nato non può tuttavia più fungere da comoda scusa per l’assenza di un impegno europeo autonomo», dichiarato Junker, mettendo in risalto l’ evidente carenza che l’ Europa ha accumulato da questo punto di vista. L’ importanza della NATO rimane anche con il progetto di difesa europeo, perché il potenziamento della seconda comporta il rafforzamento della prima. 

La Ministra della difesa italiana Roberta Pinotti ha tenuto a definire questo ‘dibattito’ interno all’ Europa come «un’ occasione da cogliere». Parlare di difesa europea vuol dire trattare un tema di cui un uomo politico di prima grandezza come Alcide De Gasperi aveva, con grande lungimiranza, nei primi anni ’50 aveva sottolineato l’urgenza. 

L’ ottica dei giorni odierni ci pone davanti diverse sfide partendo dal terrorismo a quello dell’ immigrazione a quello della cyber-security. Sfide, spesso asimmetriche, a cui, per chi non l’ avesse ancora ben compreso, è impossibile far fronte se non in un’ottica sovra-nazionale. 

«La difesa comune è indispensabile all’Unione europea» ha dichiarato Federica Mogherini. In discussione, in ambito europeo, c’è sicuramente un piano ambizioso, ma che potrebbe costituire un eccezionale viatico al raggiungimento di una difesa comune europeo. 

«Viviamo in una casa costruita a metà, dobbiamo svegliarci e lottare insieme contro le minacce. Abbiamo proposto il fondo di difesa che sarà il maggiore investitore nella difesa europea. Dobbiamo investire di più e in modo più effettivo» ha detto Junker. Il piano in questione proposto dalla Commissione europea prevede infatti: l’istituzione di un fondo europeo per la difesa; la promozione di investimenti nelle catene di approvvigionamento della difesa; il rafforzamento del mercato unico della difesa. 

Per quanto riguarda il primo punto, l’ obiettivo è duplice: il finanziamento di progetti di ricerca collaborativa nel settore della difesa e lo sviluppo e acquisto di capacità di difesa da parte di Stati membri che desiderino partecipare. «Paghiamo un prezzo troppo alto per l’inefficienza e la frammentazione. L’Ue conta 178 sistemi d’arma diversi, rispetto ai 30 degli Stati Uniti. In Europa abbiamo più costruttori di elicotteri di governi che possono acquistarli. Ci permettiamo il lusso di 17 tipi diversi di carri da combattimento mentre gli Stati Uniti se la cavano benissimo con un unico modello» ha ribadito Junker, evidenziando come l’ Unione Europea spenda molto e male nel settore della difesa. 

I finanziamenti saranno di 90 milioni di euro stanziati fino alla fine del 2019, con 25 milioni di euro stanziati per il 2017 mentre dovrebbero diventare 500 milioni di euro l’anno dopo il 2020 sulla base di un programma che sarà proposto dalla Commissione Europea nel 2018. 

Il Fondo introdurrà anche incentivi affinché gli Stati membri cooperino nell’acquisizione di tecnologie e nello sviluppo di materiali di difesa in maniera congiunta pari a 500 milioni di euro per il 2019 e il 2020 e di 1 miliardo di euro l’anno dopo il 2020. Un programma più ingente verrà preparato per il periodo successivo al 2020, con una dotazione annua stimata di 1 miliardo di euro, con l’ auspicio di generare investimenti complessivi nello sviluppo di capacità di difesa pari a 5 miliardi di euro l’anno dopo il 2020. 

Il confronto con la prima potenza al mondo in termini di difesa è inevitabile: gli USA spendono 545 miliardi di euro l’anno, pari al 3,3 % del PIL mentre l’UE 227 miliardi di euro pari al 1.34% del PIL. Per i soldati gli americani investono 108.322 euro, mentre gli europei 27.639 euro. 

Per comprendere quanto sia importante lo sviluppo di una difesa europea comune, di un mercato unico europeo di difesa, ci siamo rivolti al Presidente della SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale), Franco Frattini, Ministro per la Funzione Pubblica dal 2001 al 2002; Ministro degli Affari Esteri dal 2002 al 2004; Vice-Presidente della Commissione Europea e Commissario europeo per la Giustizia, la Libertà e la Sicurezza dal 2004 al 2008 e Ministro degli Affari Esteri dal 2008 al 2011. 

Quanto ha contato, secondo lei, l’ elezione di Donald Trump nella ricerca di un punto di incontro per una maggiore integrazione europea in termini di difesa? 

Come ho osservato in occasione della sua elezione, Donald Trump spingerà i Paesi Europei a farsi sempre più produttori di sicurezza e sempre meno consumatori. Il progetto risale all’ epoca di De Gasperi, ma è sempre stato tralasciato, sulla scorta della sicurezza fornita da altri. Ora occorre cambiare la modalità di affrontare questo tema. 

E la conquista dell’ Eliseo da parte di Emmanuel Macron, con la sua linea filo-europeista?

Sicuramente Macron è fiero sostenitore dell’ Europa, ma la vera differenza la farà se comprenderà l’ importanza per l’ Europa di una difesa europea. E’ certo che una Francia più forte, nell’ asse franco-tedesco, sarà importante. 

Ma d’ altro canto anche l’ atteggiamento russo, si pensi alla crisi ucraina, sollecita la necessità di un maggiore protagonismo dell’ UE sullo scenario globale. 

Ma io non vedrei la difesa europea in funzione anti-russa. Noi dobbiamo immaginare una difesa europea per dialogare in modo strategico con la Russia, quindi tutto il contrario. Trovo che ci saranno delle resistenze da parte di Paesi che vedono ogni ipotesi di difesa in funzione anti-russa e quindi stanno piegando la NATO ad una posizione che, a mio avviso, non è positiva. Ricordo a me stesso: noi avevamo addirittura creato, nel Governo di cui ho avuto l’ onore di far parte, al consiglio NATO – Russia che, sostanzialmente è stato congelato. Guarderei alla difesa europea come alla possibilità prima di tutto di far prevenzione ad esempio nel Mediterraneo, dove la minaccia del terrorismo e il traffico di esseri umani sono un dato di fatto. Ecco questi sono tutti ambiti in cui un impegno comune molto efficace farebbe la differenza. 

«Una più forte difesa europea significa rendere più forte la Nato e viceversa» aveva dichiarato il vicesegretario della Nato, Rose Goettemoeller. E’ d’ accordo con la necessità di un rapporto sinergico tra difesa europea e NATO? 

Io ho sempre detto che NATO e difesa europea debbono essere complementari, non si devono sovrapporre. Ovviamente oggi rischiamo proprio di avere una duplicazione perché ogni Paese ha il suo esercito nazionale, la NATO ha il suo esercito formato da personale che lavora sotto la sua bandiera, ma è messo a disposizione dai vari Stati nazionali. Quindi corriamo il rischio di sprecare denaro senza ottimizzare i risultati. Ecco perché, questa è la mia visione, occorrerebbe che NATO e difesa europea si ripartissero i compiti. 

La costituzione del fondo unico per la difesa annunciato dal Junker è un buon inizio?

Certamente sì, ma mancano due aspetti essenziali che vanno completati: il primo è il completamento del mercato unico europeo di difesa. I prodotti e le tecnologie di difesa sono stati a lungo prodotti esclusi dalla regolamentazione europea. Questo ha portato ad una mancanza di un cantiere europeo in questo senso e quindi i principali produttori sono americani, russi, cinesi, magari iraniani, ma non europei. Un mercato comune europeo dell’ industria della difesa e delle tecnologie, penso alla cyber-security, è sicuramente essenziale. L’ altro aspetto che manca è tradurre in operatività le decisioni: noi abbiamo istituito da almeno dieci anni quelli che si chiamano “Battlegroups”, che praticamente dovrebbero tradurre in azioni le decisioni: si tratta di formazioni di più di mille uomini dotati con mezzi di supporto, assimilabili ai battaglioni che possono essere inviati ovunque sia necessario entro pochi giorni. Ecco queste strutture vanno moltiplicate perché altrimenti rimangono solo sulla carta. 

La mancanza di cooperazione nel settore della difesa e della sicurezza ci costa ogni anno tra i 25 e i 100 miliardi di euro. La motivazione economica può convincere anche i più riluttanti a cogliere questa opportunità? 

Io credo che debba essere una motivazione molto convincente perché fare difesa comune europea vorrebbe dire anche vendere prodotti europei per la difesa laddove oggi ci sono solo attori nazionali e quindi compriamo la tecnologia da Paesi che sono anche nostri concorrenti. E’ chiaro che la questione è anzitutto politica, non anzitutto economica. Se la Lituania pensa che il dovere numero uno sia quello di contenere la Federazione Russa, avranno sempre una riserva su un modello di sicurezza europea integrato che non può essere anti-russo: non dobbiamo fare la guerra ai nostri vicini, ma presidiare il territorio e giocare come abbiamo giocato nei primi anni 2000 nella ex Repubblica jugoslava di Macedonia o in Bosnia ed Erzegovina, per citare due esempi: un embrione di difesa europea ha stabilizzato un’ area che altrimenti sarebbe nel caos più totale. 

Rimaniamo però ancora in un ambito di cooperazione, al massimo rafforzata, in cui restano protagonisti i singoli stati nazionali. Ad una maggiore integrazione nel settore della difesa, non dovrebbe corrispondere una maggiore unitarietà nella politica estera dell’ UE: detto in altri termini, non dovrebbe avere più poteri l’ Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza? 

Il problema è solamente politico. Se viene dato all’ Alto Rappresentante un potere sulla carta, ma nella sostanza i capi dei governi, che sono quelli che decidono, ritengono che politicamente l’ Unione sia ancora inter-governativa non andiamo da nessuna parte. Questo sta accadendo anche sull’ immigrazione, materia molto sensibile. Chiamare Alto Rappresentante una figura che rappresenta soltanto proposte, francamente, è quasi sminuirne il ruolo. Vorrei ci fosse un vero Ministro degli Esteri europeo così come vorrei un vero Ministro dell’ Economia europeo, ma la vedo dura visti i chiari di luna della volontà nazionale di tenersi gelosamente strette queste fette di sovranità. 

In questo senso, chi sono coloro che, in Europa, spingono verso una maggiore integrazione?

Molto pochi. L’ Italia è una di questi, ma è chiaro che da sola non può fare nulla. Io credo che una forte sinergia del Governo italiano con la Francia e con la Germania potrebbe dare una bella spinta. Se questo non avverrà, è chiaro che non saremo minimamente in grado di spingere per una maggiore integrazione in settori così sensibili. Quindi più sono gli attori e più si potrà fare in questo senso. 

Nell’ ambito nazionale italiano, chi è il portavoce più credibile dell’ istanza dell’ integrazione a livello europeo?

Io credo che quando si parla di popolarismo europeo si fa riferimento alla storia di De Gasperi, di Adenauer, di Shuman e questa è la storia che ancora esiste ovvero di quel popolarismo europeo che vorrebbe raggiungere una maggiore integrazione politica proprio nei settori di cui stiamo parlano. Non so in Italia chi riuscirà perché molti dicono di seguire la linea del popolarismo europeo, però bisogna farlo e non soltanto dirlo. 

Le sfide asimmetriche come il terrorismo richiederebbero anche una maggiore comunicazione a livello dell’ intelligence. Quanto è lontana questa 

Quando io ho lasciato la Commissione europea circa dieci anni fa io lasciai un progetto che era quello di fare una banca dati comune europea per l’ analisi di intelligence e per lo scambio di dati. Sento dire che verrà riproposta adesso dieci anni dopo quindi questo è lo stato dell’arte. C’è ancora molta diffidenza tra gli Stati Membri quindi stiamo andando molto più a rilento di quanto non dovremmo andare perché i terroristi non conoscono frontiere e quindi se non ci scambiamo i dati, questi terroristi che, come abbiamo visto, girano liberamente per le capitali europee, continueranno a farlo. Più cooperazione è la parola d’ordine. 

Il Consiglio Ue ha adottato oggi la decisione di creare una struttura di “Military planning and conduct capability” (Mpcc), in seno allo Stato maggiore dell’ UE (Eums). «L’istituzione dell’Mpcc rappresenta una decisione operativa estremamente importante per rafforzare la difesa europea. Contribuirà a rendere più efficaci le missioni europee non esecutive e a migliorare la formazione dei soldati dei paesi partner, al fine di garantire pace e sicurezza. È un lavoro importante non solo per i nostri partner, ma anche per la sicurezza dell’Unione europea» ha detto l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini . Non c’è ancora la creazione di un esercito europeo. E’ un’opzione ancora remota? 

E’ ancora molto lontana. Una Capability Unit bisognerà vedere quante ‘capabilities’ avrà. Se io la faccio sulla carta e gli do due mitragliatrici in tutto non farà mai niente. Se io le metto a disposizione quello che ebbe la missione europea nei Balcani dopo la guerra, quella è una missione europea di sicurezza seria.

28.6.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Il futuro delle Relazioni Europa- Russia: What Does Russia Want And How Should Europe Respond?

Il futuro delle Relazioni Europa - Russia:
What Does Russia Want And How Should Europe Respond? 

EVENTO SIOI - ECFR 
22 giugno 2017 

SIOI, Palazzetto Venezia 
Piazza San Marco 51 dalle 17.00 alle 18.30 




Contrariamente alle aspettative, sin dal 2014 l’Europa è riuscita a rimanere coesa sulla Russia, sulle sanzioni, il non-riconoscimento dell’annessione della Crimea e la richiesta del rispetto degli accordi di Minsk, avviato un processo di riforma del proprio sistema di difesa e rimane impegnata nel sostenere l’Ucraina nel processo di trasformazione. L’Europa si è inoltr impegnata in un dialogo con Mosca su determinati dossier e la coesione europea si è dimostrata più solida del previsto. Tuttavia, nel 2017 l’Occidente è ancora vulnerabile e sulla difensiva. Parla di ingerenza della Russia nelle proprie questioni interne; è preoccupata circa la visione americana della NATO e delle conseguenze di una possibile intesa tra Russia e Stati Uniti. Per gestire la Russia, l’Europa necessita di comprenderla meglio. Cosa vuole la Russia? Può l’unità europea cedere e quali saranno le possibili conseguenze? Come preservare tale unità? 


Intervengono: Franco Frattini, Presidente, SIOI; Kadri Liik, Senior Policy Fellow, ECFR; Lia Quartapelle, capogruppo PD per la Commissione Esteri ed Affari Comunitari della Camera dei Deputati; Ian Bond, Direttore per la Politica Estera, Centre for European Reform. 


Chair dell’incontro: Silvia Francescon, Direttrice, ECFR Roma




Registrazioni e accrediti stampa: stampa@sioi.org

21.6.17 | Posted in , , , , , , , , , , , | Continua »

Cooperazione Italia-Armenia: Frattini incontra alla SIOI Nalbandian

In occasione del XXV Anniversario delle Relazioni Diplomatiche con la Repubblica Italiana 
















Lectio Magistralis di Edward Nalbandian, Ministro degli Esteri dell'Armenia 


7 GIUGNO 2017, ORE 15.30 


Roma: Si è svolto oggi alla SIOI l’incontro tra il Presidente Frattini e Edward Nalbandian, Ministro degli Esteri dell'Armenia. Nalbandian ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “La politica estera dell’Armenia” alla presenza degli studenti e della stampa seguita poi da un dibattito incentrato principalmente sul conflitto del Nagorno-Karabakh e sulle possibili dinamiche future per favorire il processo di pace.

Introducendo l’intervento del ministro, Frattini, ha ricordato le diverse occasioni lavorative trascorse con Nalbandian in diversi consessi internazionali dove c’è stato modo di parlare di aspetti diplomatici, di identità culturale e geostrategia.

Sottolineando il fatto che l’Armenia è l’unico paese membro della Comunità economica eurasiatica che vanta solidi rapporti e un accordo di partenariato globale e rafforzato con l’Unione europea, Frattini ha indicato Erevan come un possibile ponte e facilitatore nei rapporti fra Russia e Ue, al momento molto difficili. “Credo sia importante lavorare per la stabilizzazione della regione, il Caucaso è infatti un crocevia di diverse fonti di instabilità”, ha spiegato Frattini, lodando il recente svolgimento delle “elezioni parlamentari” cui hanno “partecipato una moltitudine senza precedenti di osservatori” che hanno confermato la bontà del processo di voto.

Il presidente della Sioi ha infine sottolineato il ruolo svolto dall’Osce nella regione, in particolare per quanto riguarda l’annosa questione del Nagorno-Karabakh e, si è detto convinto che il tema sarà una delle priorità della presidenza di turno che l’Italia assumerà nel 2018.

Durante la lecture, Nalbandian ha ribadito l’importanza dei rapporti bilaterali fra Italia e Armenia, che sono certamente antichi, ma che in seguito all’indipendenza dall’Unione sovietica del 1991 si sono ulteriormente consolidati in diversi settori. Il capo della diplomazia armena ha ricordato le visite dello scorso anno di papa Francesco e di Paolo Gentiloni, allora ministro degli Esteri, a Erevan sottolineando che proprio in quell’occasione venne concordata di creare la Commissione intergovernativa Italia-Armenia per la cooperazione economica. “L’anno scorso durante la visita di Gentiloni abbiamo concordato di instaurare questo importante formato per migliorare le nostre relazioni”, ha detto Nalbandian. Ovviamente avere delle buone relazioni con l’Italia è un passo importante anche per mantenere buoni rapporti con l’Unione europea. “Il summit del Partenariato orientale del 24 novembre 2011 sarà un momento molto importante per migliorare la cooperazione fra l’Armenia e l’Europa”, ha detto Nalbandian, secondo cui “in qualità di “membro della Commissione economica eurasiatica l’Armenia potrebbe svolgere da ponte per queste due realtà”, con benefici anche per l’Italia. Il ministro, parlando delle priorità della politica estera armena, ha ricordato che il paese ha buone relazioni nella regione con Russia, Georgia e Iran, mentre con Turchia e Azerbaigian persistono dei problemi di lunga data. Nel caso specifico dell’Azerbaigian la questione del Nagorno-Karabakh resta una disputa territoriale irrisolta che prosegue da diverso tempo. “Il Nagorno-Karabakh non è mai stato parte dell’Azerbaigian da quando questo paese è diventato indipendente”, ha detto Nalbandian. Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area contesa è iniziato nel febbraio 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha chiesto il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell'Azerbaigian a quella armena. Nel settembre 1991, a Stepanakert – autoproclamata capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh. Dal 1992 proseguono i negoziati per la soluzione pacifica del conflitto all'interno del Gruppo di Minsk, formato che opera sotto l’egida dell’Osce. Secondo il capo della diplomazia armena, tuttavia, sinora l’Azerbagian ha adottato una “posizione intransigente” e, per questo motivo, “è giunto il tempo che la comunità internazionale compia nuovi passi”, anche a dispetto della posizione di Baku, “che porti a una soluzione pacifica”. (Les) © Agenzia Nova












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5 giugno Giornata Mondiale dell'Ambiente: Global Warming il diritto alla conoscenza e le responsabilità della Comunità Internazionale

Giornata Mondiale dell’Ambiente 
GLOBAL WARMING IL DIRITTO ALLA CONOSCENZA E LE RESPONSABILITÀ DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE 
Lunedì 5 giugno 2017 - ore 16.30 SIOI, Salone delle Conferenze Roma – Piazza San Marco 51 

Indirizzo di Saluto 
Franco FRATTINI, Presidente della SIOI 

Introduzione 
Karoline KANTER,Direttrice Fondazione Konrad Adenauer



Intervengono 
Giulio TERZI DI SANT'AGATA, Presidente del Global Committee for the Rule of Law - GCRL Beatrice COVASSI, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea
Francesca GRAZIANI, Seconda Università degli Studi di Napoli
Federico BROCCHIERI, Vicepresidente e Contact Point UNFCCC - Italian Climate Network
Simone MOLTENI, Direttore scientifico LifeGate


Conclusioni di Elisabetta ZAMPARUTTI- Ufficio di Presidenza Partito Radicale

Modera l’incontro: Enrico SALVATORI, Giornalista di Radio Radicale

Info: www.sioi.org


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Consiglio di Stato, Seminario “60 anni dopo i Trattati di Roma. I diritti ed i valori fondamentali nel dialogo tra la Corte di giustizia e le Corti supreme italiane”,














Intervento del Presidente Frattini al Consiglio di Stato
Seminario “60 anni dopo i Trattati di Roma. I diritti ed i valori fondamentali nel dialogo tra la Corte di giustizia e le Corti supreme italiane”

26 maggio 2017, ore 9.30
https://iframe.dacast.com/b/85240/c/432189

website: https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/index.html





1.6.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

Frattini: Da Donald una scossa per l'Europa. Occorre diventare pro­dut­to­ri di si­cu­rez­za: finora ci pen­sa­va solo lo Zio Sam

Frat­ti­ni: «Da Do­nald una scos­sa per l’'Eu­ro­pa E ora la sfi­da è co­strui­re una di­fe­sa co­mu­ne» 
Le Interviste del Mattino 

L'ex Ministro: «Occorre diventare pro­dut­to­ri di si­cu­rez­za: finora ci pen­sa­va solo lo Zio Sam». 
di Francesco Romanetti


E o­ra, con­ chi­ sta­re? Con l’' Ame­ri­ca­no, il«bul­lo» che strap­pa gli im­pe­gni sul cli­ma, che si sfi­la da­gli ac­cor­di di Pa­ri­gi, che al G7 spin­ge via il­ pre­mier­ de­l Mon­te­ne­gro­ per­con­qui­sta­re la pri­ma fi­la (sul web è di­ven­ta­ta vi­ra­le la pa­ro­dia «Scan­si­te mo­ro»...), che non met­te le cuf­fie, nem­me­no per pu­ra cor­te­sia, per ascol­ta­re la tra­du­zio­ne dell’'in­ter­ven­to di Gen­ti­lo­ni, che fi­la via da Taor­mi­na sen­za nean­che un in­con­tro con la stam­pa? O con la Te­de­sca, la mac­chi­ni­sta del­la lo­co­mo­ti­va di un’' Eu­ro­pa a due ve­lo­ci­tà, la «mi­ni­stra-om­bra» dell’'Eco­no­mia di tutti (più o me­no) i go­ver­ni eu­ro­pei, che ora di­ce che dell’«ami­co ame­ri­ca­no» non ci si può più fi­da­re? In­som­ma, con Trump o con Mer­kel? 
Ne par­lia­mo con Fran­co Frat­ti­ni, ex mi­ni­stro de­gli Este­ri con Ber­lu­sco­ni, ex com­mis­sa­rio eu­ro­peo­per­ la­ si­cu­rez­za. E, da­ sem­pre, atlan­ti­sta­ con­vin­to. 

Ono­re­vo­le Frat­ti­ni, An­ge­la Mer­kel è sta­ta chia­ra nel pren­de­re le di­stan­ze da Trump. Di­ce in so­stan­za che di lui non ci si può fi­da­re e che l’' Eu­ro­pa de­ve ora pren­de­re il «suo de­sti­no nel­le sue ma­ni». Lei co­me la ve­de? 

«Mi sem­bra che sia sta­to lan­cia­to il mes­sag­gio che mol­ti at­ten­de­va­no. Io stes­so, quan­do di­ven­tò pre­si­den­te, so­sten­ni che l’'ele­zio­ne di Trump era la scos­sa di cui l’'Eu­ro­pa ave­va bi­so­gno. Og­gi noi dell’'Unio­ne Eu­ro­pea ab­bia­mo ne­ces­si­tà di tra­sfor­mar­ci in pro­dut­to­ri di si­cu­rez­za e sta­bi­li­tà. Fi­no ad og­gi in­ve­ce sia­mo sta­ti con­su­ma­to­ri di si­cu­rez­za. In­som­ma, ci pen­sa­va lo Zio Sam. Ora non è più co­sì». 

Si pro­fi­la una ri­de­fi­ni­zio­ne dei rap­por­ti tra Eu­ro­pa e Sta­ti Uni­ti. Sem­pli­fi­can­do: lei sta con Trump o con Mer­kel? 
«Con l’' Eu­ro­pa, non c’è dub­bio. E per un’'Eu­ro­pa che sia più for­te, ma non cer­to con­tro gli Sta­ti Uni­ti. Trump ha ra­gio­ne quan­do di­ce che l’'im­pe­gno eu­ro­peo per la di­fe­sa de­ve es­se­re mag­gio­re». 

Trump è sta­to an­che mol­to ru­de nel ri­pe­te­re che, se­con­do lui, gli al­lea­ti eu­ro­pei de­vo­no spen­de­re di più per la Na­to... 
«Le co­se so­no due: o spen­dia­mo di più per la Na­to o di più per una di­fe­sa eu­ro­pea. Le pa­ro­le del­la Mer­kel mi fan­no ca­pi­re che il suo è un in­vi­to ad an­da­re ver­so que­sta se­con­da di­re­zio­ne. In so­stan­za, pos­sia­mo non pa­ga­re tan­to per la Na­to se nel con­tem­po met­tia­mo in pie­di una ve­ra di­fe­sa eu­ro­pea. Pen­so al­la mol­ti­pli­ca­zio­ne di bat­ta­glio­ni in­ter­na­zio­na­li, co­me quel­li che già esi­sto­no: dell’'Italia con la Fran­cia o dell’'Italia con la Spa­gna. For­me di in­te­gra­zio­ne so­no già av­ve­nu­te con i con­tin­gen­ti eu­ro­pei in Iraq e in Af­gha­ni­stan. E ri­cor­do poi la vi­cen­da dei Bal­ca­ni, quan­do fu at­ti­va­to il “grup­po di con­tat­to” e la mis­sio­ne mi­li­ta­re Eu­for». 

Trump sembra muoversi senza tatto sulla scena internazionale: qualcuno ha parlato di "bullismo diplomatico". Non crede che questo sia oggettivamente un problema anche per gli alleati europei degli Stati Uniti?
«In­dub­bia­men­te Trump ha ne­ces­si­tà di im­pa­ra­re an­che cer­te re­go­le del­la di­plo­ma­zia. Ma è cir­con­da­to da per­so­nag­gi, co­me il se­gre­ta­rio di Sta­to Til­ler­son, che po­tran­no es­se­re per lui di buon esem­pio. Nel­la sua pri­ma usci­ta al G7, Trump si è com­por­ta­to co­me lo ab­bia­mo vi­sto in cam­pa­gna elet­to­ra­le. Cer­ti trat­ti del suo ca­rat­te­re do­vran­no cam­bia­re, ma non è dal ca­rat­te­re che si può giu­di­ca­re un pre­si­den­te de­gli Sta­ti Uni­ti. Io so­no sta­to a Ryad, do­ve ho po­tu­to ascol­ta­re il mi­glior di­scor­so di Trump. E lì non si so­no av­ver­ti­te fri­zio­ni. Trump a Ryad ha rin­sal­da­to al­lean­ze, per­ché ha bi­so­gno di al­lea­ti nel mon­do ara­bo, nel­la lot­ta con­tro il ter­ro­ri­smo. Ed ha ri­scos­so un suc­ces­so». 

Anche lì, però non è che tutto sia stato limpido. Trump punta a costruire "un fronte sunnita" in chiave anti - Iran. Ma lo ha fatto stringendo un patto con l'Arabia Saudita e con quegli stessi paesi accusati di aver finanziato e armato l'Isis.
«È ve­ro. Ma cre­do che Trump ab­bia vo­lu­to fa­re que­sto ge­sto per co­strin­ge­re cer­ti go­ver­ni ara­bi ad usci­re dall’' am­bi­gui­tà ri­spet­to al ter­ro­ri­smo. E pen­so che ab­bia fat­to be­ne, pun­tan­do ad un fron­te sun­ni­ta an­che per af­fron­ta­re la que­stio­ne si­ria­na e li­bi­ca». 


In que­sto mo­do col­la­bo­re­rà con mo­nar­chie as­so­lu­te e ti­ran­nie che ap­pog­gia­no il ter­ro­ri­smo. 
«È una scom­mes­sa. E in di­plo­ma­zia bi­so­gna fa­re scom­mes­se, an­che az­zar­da­te. Il Qa­tar è so­spet­ta­to di fi­nan­zia­re i grup­pi isla­mi­sti di Tri­po­li. Ma ha inviato i suoi ae­rei in ap­pog­gio del­la coa­li­zio­ne im­pe­gna­ta in Li­bia. Una “Na­to sun­ni­ta”, d’'al­tra par­te, può vo­ler di­re un po’ di di­sim­pe­gno per l’'Oc­ci­den­te in cer­te aree del mon­do». 


Tor­nia­mo al­lo scon­tro fra Trump e la Mer­kel e l’'Eu­ro­pa. E a quel­lo che sot­ten­de. Le dif­fe­ren­ze sul cli­ma so­no le più cla­mo­ro­se, ma non le uni­che. Usa ed Eu­ro­pa par­la­no or­mai lin­gue di­ver­se?  «Ci so­no dis­sen­si sul go­ver­no dei flus­si mi­gra­to­ri e di­ver­gen­ze su co­me in­ter­pre­ta­re il pro­te­zio­ni­smo e il li­be­ro mer­ca­to. Cer­ta­men­te Trump ha pro­ble­mi con la Ue su que­stio­ni che non ca­pi­sce e o non con­di­vi­de. Lui pen­sa a re­la­zio­ni bi­la­te­ra­li, con i sin­go­li Pae­si eu­ro­pei e non ad un rap­por­to con l’'Ue. D’al­tra par­te, al G7 la pre­sen­za del pre­si­den­te del Con­si­glio eu­ro­peo Do­nald Tu­sk e del pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne Jean Clau­de Junc­ker, de­ve es­ser­gli ap­par­sa ir­ri­le­van­te. E lui ha af­fron­ta­to sin­go­li te­mi con sin­go­li lea­der. Da par­te sua, Mer­kel ha par­la­to da lea­der eu­ro­pea, ti­ran­do ver­so di sé Ma­cron, gio­va­ne pre­si­den­te emer­gen­te. E poi c’'è l’'Italia, che ha in­te­res­se a far par­te del­la “pat­tu­glia di te­sta” dell’'Unio­ne eu­ro­pea e che può ave­re un ruo­lo in­sie­me con Fran­cia e Ger­ma­nia, che coin­vol­ga poi an­che Spa­gna e Po­lo­nia. Per que­sto di­co che ci so­no le con­di­zio­ni per es­se­re più au­to­no­mi, per co­sti­tui­re una stra­te­gia di di­fe­sa co­mu­ne». 



30.5.17 | Posted in , , , , , , , , | Continua »

Frattini: Iran has been brought forward to one of two ultimatums, either stand by extremism or fight it

Italian former Foreign Minister: Iran has been brought forward to one of two ultimatums, either stand by extremism or fight it 

Frattini affirms that Saudi Arabia is a core country in the fight against terrorism  

Asharq Al Awsat, 26 May 2017 
Riyadh: Fath El-Rahman Al-Yousef 

The Italian former Foreign Minister, Franco Frattini, has declared that Iran has been brought forward to one of two ultimatums: either to take a clear stand in favour of peace and security against extremism and terrorism, showing her readiness to fight them and revealing its true intentions and its willingness to cooperate, thus removing any ambiguity on its position in this regard, in order to stop supporting, financing and sponsoring terrorism and terrorists, or confirm its stand by terrorism and the empowering of terrorists in zones of conflict. 

 “The decisive moment of truth has arrived, and Iran has to take a stand clearly and do away with ambiguity with regard to terrorism,” the Italian former Foreign Minister, Chairman of the Italian Society for International Organization, former Vice-President, and European Commissioner for Justice, Freedom and Security, Franco Frattini, has told Asharq Al Awsat. 

“It is by no means a secret that Iran backs and supports Houthis in Yemen, which what calls for investigating such an approach and to avert its evils from affecting the region,” he added, referring to the fact that Yemenis have earned the right to be supported and defended so that they can establish a solution for their crisis, praising the vital role played by Saudi Arabia and its allies to come up with a position, consultations and a joint international action. Amid rising fears of the GCC countries that the agreement on the Iranian nuclear program would take a hostile course, Frattini said: “Europe has been working for concluding agreements with the United States and Russia for the purpose of keeping the agreement on the Iranian Nuclear program entirely for peaceful purposes, and so we have to strongly push in the direction that this agreement maintains its initial shape, while closely monitoring any activity so that the agreement proceeds according to what has been agreed upon with the various parties.” 

Speaking on the sidelines of Riyadh Forum on Countering Extremism and Fighting Terrorism, Frattini highlighted the pivotal role of Saudi Arabia in fighting terrorism, calling for a true cooperation between Islamic Alliance and its international counterpart, NATO, to curb terrorism, and acknowledging at the same time that some countries and NATO member states are still undecided. He indicated that one of the mistakes made by the West is trying to export the model of Western democracy to other countries; and that linking Islam with terrorism and extremism is a grave mistake. Frattini has called for cooperation between some Sunni Islamic countries and the Western Alliance for fighting terrorism and for expanding the frame of joint action, as well as the creation of the largest coordination world-wide to counter terrorism, with the accession of other Islamic countries and seeking to come up with a kind of cooperation with the entirety of these parties and NATO. 

“We have to guide and urge generations to invest in education and clarify everything related to terrorism, while explaining that there is no connection at all between Islam as a faith, and other heavenly faiths, and terrorism and extremism; yet they have to learn and realize that terrorism and extremism are defined by disembarking on world domination and controlling resources whether it be power, energy, money and influence, as well as occupying the position of others,” Frattini added. 

He affirmed that identifying religion, particularly Islam, with terrorism and extremism is a huge mistake, indicating that “there is no relationship between the terrorist attacks that are happening in the world and Islam. I personally believe that terrorism is terrorism; it completely contravenes heavenly or religious messages, for perpetrators of terrorist acts exploit the name of religion and believe they fight in the name of religion and the name of God,” pointing out that their objective is hegemony, power and money. He stressed that it’s important to embrace a new spirit of tolerance and respect; reinforce citizenship based on mutual trust; sustain partnership and better exchange of information, confidence among partners to fight crime and terrorism; and launch plans that eradicate poverty, boost development and enhance the economy; while investing in youth and education, and working mercilessly and relentlessly-- not even through contact--to sever and drain all sources of terrorism financing; and to keep track of capital movement, benefiting from the special initiative of the Kingdom. 

He confirmed his belief that some Islamic countries could work in conjunction with the West, through NATO for instance, putting into action all existing partnerships, which will necessitate collective action and collaboration on the part of all, noting that Islamic Alliance for Fighting Terrorism under Saudi leadership represents the right step for fighting terrorism. 

On the other hand, Frattini believed that one of the most important mistakes the West has committed is its attempt to export the model of Western democracy to other states. He stressed the importance of reactivating partnership, cooperation, exchange of expertise, and cooperation in a more reliable way, noting that some EU members are ineffective in pumping and exchanging information and in cooperating more reliably, and he indicated that military solution alone is complementary rather than being exclusive in fighting terrorism. 

He stressed the need for concerted efforts to provide education, improve the living standards, instill confidence and hope, in an attractive and desirable manner, in future generations, promote the economy and development, provide support and reaching out through all available channels, coordinate across various services, including the Internet, and cooperate in effective monitoring of any suspicious aggressive terrorist activity. 

Twitter link of the English version: https://t.co/sT1PoCypt6

29.5.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Conferenza Internazionale: Insieme nella testimonianza fino al martirio Cattolici e Ortodossi e le sfide del XXI secolo

Insieme nella testimonianza fino al martirio
Cattolici e Ortodossi e le sfide del XXI secolo 
24 maggio 2017 – ore 9,30 presso la Pontificia Accademia di Scienze Sociali Casina Pio IV 
– Città del Vaticano 

Programma 
Ore 9,30 – Saluti
S.E. Rev.ma Marcelo Sánchez Sorondo – Cancelliere Pontificia Accademia di Scienze Sociali 
P. Bernard Ardura – Presidente Pontificio Comitato di Scienze Storiche 
Cosimo M. Ferri– Sottosegretario di Stato - Ministero della Giustizia 

Ore 10,00 – I Sessione 
S.Em. Rev.ma Kurt Koch – Presidente Pont. Cons. per la Promozione dell’Unità dei Cristiani Aleksandr A. Avdeev – Ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede Natalija 
A. Naročnizkaja – Presidente Istituto della democrazia e della cooperazione 


Pausa 

S.E. Rev.ma Josif Tobij – Arcivescovo di Aleppo 
Michajl E. Švydkoj – Delegato del Presidente della Federazione Russa per la cooperazione culturale internazionale 
John Laughland – Direttore Istituto della democrazia e della cooperazione 

Ore 12,30 – Dibattito 

Ore 14,30 – II Sessione 
Franco Frattini – Presidente Istituto di Studi Eurasiatici 
Amvrosij Matsegora – Rettore chiesa S. Caterina d’Alessandria (Patriarcato di Mosca) 
Ralph Weimann – Professore Pontificia Università San Tommaso d’Aquino 
Vladimir V. Grigor’ev – Vicedirettore Rospechat 
Markus Graulich – Sottosegretario Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi 

Ore 15,45 – Dibattito 
Conclusioni 
S.Em. Rev.ma Gerhard Müller – Prefetto Congregazione per la Dottrina della Fede 

Modera Andrea Giannotti - Direttore Istituto di Studi Eurasiatici

25.5.17 | Posted in , , , , , , , , , | Continua »

Frattini ad Agenzia Nova: Yemen- Italia confermano amicizia attraverso la formazione di diplomatici

Yemen: Frattini (SIOI), Italia conferma amicizia attraverso la formazione di diplomatici 

Roma, 17 mag 17:58 - (Agenzia Nova) - L’Italia si impegna per una soluzione della guerra in Yemen. Oltre all’aiuto umanitario per le popolazioni colpite dalla guerra civile, prosegue in questi giorni a Roma il programma di formazione dei diplomatici del paese arabo, iniziativa che potrebbe influire sul processo di riconciliazione tra il governo legittimo del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e la coalizione ribelle formata dai miliziani sciiti Houthi e dai militari fedeli all’ex capo dello Stato Ali Abdullah Saleh. Organizzato da Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi) e dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, il programma è giunto alla sua quinta edizione. Al master in geopolitica e relazioni internazionali di quest’anno, che si concluderà il prossimo 20 maggio, partecipano 11 diplomatici yemeniti impiegati in rappresentanze del paese all’estero e in organizzazioni internazionale come le Nazioni Unite. 

“La formazione dei diplomatici yemeniti si rivolge a un paese nei confronti del quale l’Italia ha sempre mostrato attenzione ed amicizia”, afferma ad “Agenzia Nova” Franco Frattini, presidente della Sioi. L'iniziativa mira a favorire una più stretta cooperazione bilaterale e contribuire alla formazione del personale diplomatico fornendo un adeguato know-how e promuovendo “core sectors” legati ai livelli istituzionali in materia di relazioni internazionali. 

L’ex ministro e commissario europeo Frattini osserva che nel gennaio 2010 l’Italia insieme al Regno Unito ha lanciato il gruppo “Amici dello Yemen” che intendeva attirare “l’attenzione della comunità internazionale proprio su un paese chiave per la sicurezza dell’area del Golfo in grande crisi”. Infatti, secondo Frattini, già allora lo Yemen era l’unico paese della regione senza risorse petrolifere e con un enorme flusso di centinaia di migliaia di rifugiati provenienti dal Corno d’Africa. “L’attenzione per i diplomatici yemeniti che non provengono da Sana’a, dove le forze del colpo di stato hanno occupato la capitale, ma che servono in altri paesi sotto la bandiera del governo yemenita, ci è sembrato un ennesimo segno di amicizia”, sottolinea il presidente della Sioi. 

Nel colloquio con “Nova”, Frattini ricorda le fasi della storia recente yemenita che hanno portato alla situazione attuale di guerra civile, iniziata nonostante il paese abbia superato senza spargimenti di sangue il periodo delle cosiddette “primavere arabe” che ha portato all’uscita di scena di Saleh nel 2011. In seguito al colpo di Stato da parte dei ribelli sciiti Houhi appoggiati dai militari rimasti fedeli all’ex presidente, lo Yemen è ritornato teatro di violenze che hanno prodotto una delle più devastanti crisi umanitarie della regione. “Oggi parliamo di un paese in una situazione terribile, vittima di un colpo di Stato a cui è seguita una reazione dei paesi sunniti, in particolare l’Arabia Saudita. Vi è la necessità di dare vita ad un accordo di riconciliazione nazionale perché non è possibile mantenere questo stato di cose”, dichiara Frattini. L’ex ministro degli Esteri cita inoltre il ritorno di gruppi terroristici che hanno approfittato della situazione per reinsediarsi in alcune zone del paese. In questo scenario la formazione di diplomatici da parte dell’Italia è cruciale per il futuro del paese. “Noi abbiamo come risultato quello di mantenere forti i legami bilaterali con lo Yemen, lavorando molto sulla prospettiva di sicurezza territoriale nel paese e soprattutto per sviluppare le iniziative di cooperazione”, spiega Frattini. Il presidente della Sioi fa presente che l’Italia ha lanciato nel 2010 il Progetto Radar per il monitoraggio satellitare delle coste yemenite con strumenti di alta tecnologia. Frattini sottolinea che la prima fase del programma - che comprende il monitoraggio dell’intera costa sul Golfo di Aden - è stata attuata, mentre la messa in pratica della seconda fase sta subendo rallentamenti a causa del conflitto. Nonostante ciò, per Frattini tale programma “rappresenta una concreta cooperazione italiana a favore dello Yemen”. A ormai tre anni dall’esplosione del conflitto iniziato con l’occupazione della capitale Sana’a dall’alleanza ribelle formata dagli Houthi e dalle forze di Saleh, la situazione in Yemen stenta a risolversi in modo pacifico. I militari della coalizione internazionale e del governo Hadi continuano a combattere contro i ribelli nelle regioni settentrionali per strapparle al controllo degli Houthi, che di recente hanno dichiarato lo stato di emergenza per fronteggiare un'epidemia di colera. Sul fronte diplomatico il Kuwait ha annunciato la sua disponibilità ad ospitare le parti in conflitto in Yemen per avviare un nuovo round di colloqui. Dopo le recenti dichiarazioni dell’inviato dell’Onu, Ismayl Ould Sheikh Ahmed, che ha parlato della possibilità di arrivare ad un cessate il fuoco entro l’inizio del Ramadan, previsto per il 27 maggio, le autorità di Kuwait City hanno riferito di essere pronte ad ospitare di nuovo il dialogo yemenita, dopo la seduta tenute lo scorso anno, a patto che “si arrivi ad un accordo per la fine della crisi senza che si tengano delle sessioni infinite come l’anno passato”. L’inviato dell’Onu ha iniziato un nuovo giro di colloqui a Riad con i paesi interessati alla crisi per arrivare ad un cessate il fuoco. Il viceministro degli Esteri kuwaitiano, Khaled Jarallah, ha invece affermato che il suo paese “è impegnato nel risolvere la crisi yemenita come fatto lo scorso anno ospitando dei colloqui andati avanti per 3 mesi". Una fonte locale vicina al governo Hadi ha riferito ad “Agenzia Nova” che il governo è propenso ad un accordo di pace con i ribelli, come annunciato più volte dall'esecutivo in esilio ad Aden, ricordando che ormai circa l’85 per cento del paese è sotto il controllo delle forze fedeli all'esercito legittimo. “Come più volte sottolineato dal nostro presidente e da altre autorità dello stato siamo disponibili a raggiungere la pace, ma questo dialogo deve essere basato sulla risoluzione delle Nazioni Unite 2216 e sull’iniziativa dei paesi arabi”, ha dichiarato la fonte, che ha ricordato come gli stessi ribelli Houthi e le forze di Saleh abbiano aderito ai punti della risoluzione Onu per poi disattenderla. “Speriamo di poter raggiungere presto una soluzione. Da parte del governo legittimo vi è grande apertura per un dialogo volto a riportare la pace”, ha sottolineato la fonte di “Nova”. “La guerra – ha proseguito - non è stata una scelta del governo che è stato costretto ad entrare nel conflitto dopo che le milizie e alcune parti dell’esercito hanno attaccato le istituzioni giungendo a bombardare lo stesso palazzo presidenziale”. Per quanto riguarda il ruolo dei paesi stranieri, per la fonte contattata da “Nova”, la responsabilità per raggiungere una pace in Yemen deve coinvolgere l’intero spettro della Comunità internazionale tenendo come base la risoluzione Onu, i cui punti prevedono il disarmo delle milizie e l'abbandono di Sana'a da parte degli insorti, ma che devono essere ancora applicati. Secondo la fonte, sono necessarie maggiori pressioni sulle potenze regionali che sostengono gli Houthi per portarli al tavolo negoziale. La guerra in Yemen si sta sempre di più delineando come uno dei nodi fondamentali per il futuro della regione mediorientale. L’alleanza militare a guida saudita ha iniziato il suo intervento in Yemen nella primavera del 2015 a sostegno del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, la cui legittimità è riconosciuta dalla comunità internazionale, contro gli insorti zaiditi dell'imam Abdelmalik al Houthi. In base alle stime più recenti delle Nazioni Unite il numero dei morti dall’inizio del conflitto è di circa 10 mila persone, cifra che per stessa ammissione dell’Ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite è al ribasso. La guerra iniziata nel 2014 ha devastato lo Yemen, il paese più povero del mondo arabo. Secondo le Nazioni Unite circa 19 milioni di persone, l’80 per cento della popolazione, necessita di aiuti umanitari, mentre gli sfollati ammontano a circa 3 milioni. (Res) © Agenzia Nova - Riproduzione riservata

22.5.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , , | Continua »

Riyadh- Frattini: "We must strengthen the countries that are most vulnerable to radicalization"

President Frattini 's speech in Riyadh "Forum on Countering Extremism and Fighting
Terrorism"


RIYADH 21 May, 2017: Addressing deep Roots : True religion has little to do with terrorist indoctrination on recruitment.  It is war for power, for predominance for money.  Recrutees are used and abused .
Appeal to the pure doctrine is an excuse to expand territorial influence or increasing illegal trafficking, from oil to archaeological pieces stolen on occupied areas, to the trafficking of migrants Poverty, despair, but also mistakes made by the West (exporting democracy etc) explain why so many young people become victims of radicalisation. Never those reasons can be justifications.

But political strategy is needed purely military response is insufficient.  When terrorists expand their actions - we don’t miss weapons - we miss political leaders capable to engage and to enable partners to deeply engage on the military action coordination and strategy no dialogue whatsoever with terrorists helping the populations in the areas liberated with economic and development support in order to avoid some kind of nostalgy for those that, while occupied through terror, provided food and helped the daily life never should happens that a “liberated” city is forgotten! Liberation of Mosul, for ex., should be the start of a new life, not the simple end of terror with no perspectives to restore dignity and quality of people’s life 

1) First : way of relations with muslim countries that are most at risk should be different - from old paradigms rich donor -  poor recipient to equal partnerships that enable our partners to be protagonist 

AVOID Double mistake first, playing as global cop then, withdrawing and leaving a country (Lybia) to its destiny. Co-engagement common interest from tolerance to respect to partnership based on mutual trust (including more intelligence sharing as Jordan pres. of Senate said) 

2) Strengthening the countries most at risk - investments, helping reducing poverty, investing in the youth and education (es. Erasmus for Mediterranean - free movement for students/professors 

3) Cutting the enormous financial sources of terrorism 
Illegal trafficking no complacency 
No even indirect business contacts - tracking their financial movements 

2) Second - open cooperation on security, based on mutual trust - overcome the “old approach” -we are the producers of security in your countries-  You are in the lead, we support you with all means -

International terrorism made victims in the heart of EU - Many networks or simply groups or so called lone wolves are spreading in EU territories and close neighbourhood (Balkans) - Not only dealing with security prevention /reaction as we are obliged to do In the global security architecture concerning the common goal of destroying terrorist organisation, 


I would see a possible, better perspective between the western alliance and Muslims world. Already some Sunni countries cooperate and have cooperated with NATO, though the existing NATO partnership models. But I think you, the Muslim Sunni countries should go beyond, and working to further integrate all those that share, as priority goal, the objective of fighting terrorism worldwide. I think that the Alliance against terrorism promoted under the leadership of the Kingdom of Saudi Arabia, is exactly the right step in that direction. I hope it will expand its scope and its membership. I hope that, in the spirit of mutual support and reciprocal help in case of need, that Alliance will be transforming into a true world Muslim Sunni anti- terror organisation, with the ambition to cooperate with Western Alliance and NATO in particular, on the basis of equal partnership. I think, in that case, you will enjoy a stronger commitment form the West because the only global challenge that we all, West, Africa, Muslim world, share how to improve war on terror worldwide. So, in that way entrusting partners and improving cooperation, from operational actions to information sharing, will be no longer the exception but a shared rule of engagement. So, I wish all the success to the Alliance that His Majesty the King of Saudi Arabia launched, all because all the national, regional and global players should be true producers of security to the good of the today’s world.












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RIYADH 21 May, 2017: In a major event related to US President Donald Trump’s visit to the capital, international experts exchanged opinions and ideas at the Riyadh Forum on Countering Extremism and Fighting Terrorism, which was held at the Riyadh InterContinental Hotel on Sunday. Sponsored by the Islamic Military Counter Terrorism Coalition (IMCTC) and organized by the King Faisal Center for Islamic Research and Studies, the theme of the forum was: “The Nature of Extremism and the Future of Terrorism.”

Leading these personalities were: King Faisal Research and Studies Center Board of Directors’ Chairman Prince Turki Al Faisal; Director of Belfer Center for Science and International Affairs at Kennedy College for Government Sciences in Harvard University; Former American Secretary of Defense Ashton Carter; Chairman of the Italian Society for International Organization, Former Italian Foreign Minister, Former Italian Vice-President, and European Commissioner for Justice, Freedom and Security Affairs Franco Frattini with the participation of more than one hundred hosted experts, academicians, media men from inside and outside the Kingdom. The concluding speech of the forum was delivered by the Islamic studies professor in the University of Lebanon Dr. Rudwan Al Sayed, while King Faisal’s Center Secretary General, Dr. Saud Al Sarhan, reviewed the outcome and recommendations.

The secretary-general of the Center Saud Al-Sarhan said the forum discussed the nature, forms and influence of fundamentalism, the future of terrorism and the role of social media. Saudi Arabia has taken the initiative and played a lead role in the war on terrorism, he said, adding that the forum will bolster the Kingdom’s pioneering role regionally and internationally. Terrorism has had destructive effects on several countries such as Iraq, Afghanistan, Nigeria, Syria and Yemen over the past decade, and several Islamic nations have found themselves fighting terrorism alone, Al-Sarhan said. The forum’s agenda included four sessions that debated ways countries can work together against terrorism. IMCTC was launched in December 2015 by Deputy Crown Prince Mohammed bin Salman. The IMCTC is a 41-nation partnership of prepared partner countries unified in the battle against terror. IMCTC will give a platform for countries to suggest, argument, and promote cooperation among members and supporting nations for the implementation of efforts in four domains — ideology, communications, counter terrorism (CT) financing and military. The IMCTC will develop, collect, shop and disseminate a wide range of information on CT programs and best techniques embarked on by member nations and international organizations.

22.5.17 | Posted in , , , , , , , , , , , , | Continua »

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